Viterbo – Giulio Caradonna, classe 1927, romano, deputato del Movimento Sociale Italiano dal 1958 al 1994. A Viterbo il suo nome è ancora leggibile su un tratto di muro di cinta dell’Istituto San Pietro in viale A. Diaz essendo stato segnato con la vernice bianca durante una campagna elettorale d’altri tempi quando le affissioni e le scritte anche sui monumenti erano tollerate.
Non dobbiamo meravigliarci più di tanto. Ricordo che nei pressi di porta della Verità campeggiava negli anni Cinquanta un grande scudo della Democrazia Cristiana con tanto di croce disegnato a vernice bianca senza pietà sui conci delle mura castellane. Senza contare i manifesti dei vari partiti che si affiggevano dappertutto, malgrado la legge del 1956 che regolamentava la materia e proibiva le iscrizioni murali e quelli su fondi stradali, rupi, argini, palizzate e recinzioni.
Non erano ancora diffusi i social e i talkshow televisivi e non c’erano le emittenti private. L’unica trasmissione ufficiale era Tribuna politica avviata nel 1960 da Gianni Granzotto. Pertanto si faceva molto uso di manifesti affissi alla rinfusa un po’ ovunque e dei messaggi veicolati da altoparlanti gracchianti sistemati sulle auto o su variopinti furgoni che attraversavano le vie della città.
Alcuni film ce lo ricordano: “Votate Otello Celletti” nel Vigile del 1960 con Alberto Sordi e le trovate propagandistiche di Totò (Vota Antonio. Vota Antonio, vota Antonio) nel film “Gli Onorevoli” del 1963. Grande impiego anche di volantini che nei giorni di punta coprivano letteralmente le strade. Si faceva uno scarso uso delle foto dei candidati, puntando invece sui disegni il cui linguaggio grafico era ritenuto più immediato. Completamente assenti, come ricorderete, le campagne ecologiche e contro l’inquinamento atmosferico.
E c’erano soprattutto i comizi. A Viterbo i luoghi deputati erano piazza delle Erbe e soprattutto piazza del Plebiscito sul cui palco sono saliti in vari anni i big della politica di allora, De Gasperi, Almirante, Nenni, Togliatti, La Malfa, Malagodi (ma non solo) ecc davanti a centinai di fans e curiosi. Diffuse anche le cene elettorali in vari ristoranti con il candidato a capotavola circondato dai suoi sodali. Oggi che i mezzi di comunicazione sono altri e ci incuriosisce vedere quel cimelio di archeologia elettorale col nome di Caradonna ancora leggibile su un muro della nostra città.
Vincenzo Ceniti
Console Touing
