Montefiascone – “Mi sono dimessa perché non condividevo le scelte e i programmi…”. L’ex assessora ed ex consigliera comunale Claudia Roscani torna a distanza di quattro anni sulle dimissioni che la portarono ad uscire dalla giunta guidata da Massimo Paolini.
Le sue furono le prime dimissioni di una serie che hanno interessato l’attuale maggioranza di palazzo Renzi Doria Sciuga a Montefiascone.
Infatti dopo l’uscita dal consiglio di Claudia Roscani seguì quella del consigliere Giandomenico Fabbri.
Inoltre successivamente ci furono le dimissioni di Luciano Femminella come presidente del consiglio rimanendo come consigliere indipendente e quelle di otto giorni fa di Rita Chiatti (Fi) da assessora.
“Sono trascorsi ormai quattro anni – spiega Claudia Roscani – da quando decisi serenamente di rassegnare le dimissioni prima da assessora poi da consigliera comunale nell’amministrazione guidata dal sindaco Paolini”.
Tra le voci che ancora oggi si rincorrono sulle motivazioni che avrebbero spinto Claudia Roscani ad abbandonare il posto nell’assise comunale di palazzo Renzi Doria Sciuga ci sono quelle legate a problemi di salute.
“Dopo così tanto tempo – aggiunge Claudia Roscani – mi vedo costretta a ritornare su un argomento che volutamente avevo riposto in un cassetto. Sto bene! Sono sempre stata in salute, non ho mai avuto nessuna malattia che mi abbia costretto a non vivere la quotidianità o che non mi abbia permesso di poter prendere decisioni o fare delle scelte”.
Claudia Roscani torna al lontano 2017 quando rassegnò le dimissioni prima da assessora e poi da consigliera.
“Nella lettera con la quale rimisi il mio incarico – conclude la Roscani – nelle mani del sindaco scrissi ‘motivi personali’ e mai ‘motivi di salute’. Già, motivi personali. All’epoca non volli neanche precisare quali fossero. Credo tuttavia che proprio perché tali motivi erano legati alla mia persona, ero proprio io che non condividendo fin dall’inizio le scelte e i programmi che si andavano a costruire, rinunciavo ad andare avanti. Rinunciavo a combattere una battaglia che sarebbe stata ad armi impari. Più personale di così…”.
Michele Mari
