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Operaio accusato di violenza sessuale su bimba di 10 anni, chiesti sei anni e mezzo di reclusione

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L'avvocato Luigi Mancini

L’avvocato di parte civile Luigi Mancini

Il pm Stefano D'Arma

Il pm Stefano D’Arma

Nepi – Operaio accusato di violenza sessuale su una bimba di 10 anni, l’accusa chiede sei anni e mezzo di reclusione.

Imputato un cinquantenne, che all’epoca dei fatti lavorava per lo stesso datore di lavoro della madre, dipendente di una casa di riposo di Nepi, cui la figlioletta un giorno avrebbe detto di temere di essere incinta, confidando gli abusi che avrebbe subito da parte dell’uomo, d’origine romena, arrestato dai carabinieri a novembre 2017. Le indagini, coordinate dalla pm Chiara Capezzuto, erano scattate un paio di mesi prima, i primi di settembre, dopo la denuncia della madre.

“Mamma, ho paura di essere incinta”, avrebbe detto la piccola alla madre, raccontandole due episodi avvenuti nell’alloggio del presunto orco, il primo dei quali a giugno e il secondo ad agosto. Un fulmine a ciel sereno per la donna che in prima battuta avrebbe telefonato a un amico, il quale l’ha sconsigliata, dicendogli di essere pronta a scendere nel parco della struttura, dove il presunto pedofilo stava lavorando, per affrontarlo direttamente.

La versione della minore, giudicata attendibile in seguito a perizia psichiatrica, è stata cristallizzata il successivo mese di dicembre in sede di incidente probatorio. Con dei pretesti, il cinquantenne sarebbe riuscito ad attirare la minore nel suo appartamento.

Quindi l’avrebbe immobilizzata, denundandosi davanti a lei e costringendola a subire atti sessuali, consistenti in strusciamenti delle parti intime. 

L’operaio, che ha sempre negato tutto, dicendosi completamente estraneo ai fatti contestati, è accusato di violenza sessuale, con l’aggravante di avere commesso il fatto in danno di minore che, alla data del primo episodio, non aveva ancora compiuto dieci anni.

Nessun dubbio sulla colpevolezza per il pm Stefano D’Arma, che ieri ha chiesto al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone una condanna a sei  anni e mezzo di reclusione. “La difesa ha provato a gridare al complotto, in quanto la madre avrebbe voluto punire il titolare della struttura con cui c’era dell’astio. Lo trovo incredibile, mi rifiuto. Perché avrebbe dovuto mettere in mezzo il factotum e la figlioletta?”, ha sottolineato il sostituto nel corso della discussione.

Ha chiesto 5mila euro di provvisionale e la condanna l’avvocato di parte civile Luigi Mancini, bacchettando anche lui l’ipotesi del complotto ai danni del datore di lavoro. “Il primo pensiero della mamma, quando la figlia le ha detto di temere di essere incinta, non è stato correre dai carabinieri, è stato ‘me la vedo io con lui’, quindi recarsi al pronto soccorso per una visita ginecologica. Poi ci sono l’incidente probatorio e la perizia psichiatrica sula minore. Ma quale complotto?”.

Per la difesa nessuno dei due episodi raccontati dalla bambina sarebbe compatibile con l’imputato: “Ci sono incongruenze su tempi, modalità, orari. A giugno lui non poteva neanche essere a casa alle 17.30 del pomeriggio, perché lavorava in un cantiere a Roma. La bambina è stata indotta a individuare nel mio assistito l’uomo nero, il cui nome le è stato suggerito mentre raccontava l’accaduto”, ha detto la legale Perazzoli.

Il collegio ha rinviato il processo al 7 ottobre per le repliche e la sentenza. 

Silvana Cortignani


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