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Il perito: “Pang ferito da una vite” – La difesa: “Fu un coltello”

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Omicidio in via San Luca - I rilievi della scientifica - Nei riquadri: Norveo Fedeli e Michael Aaron Pang

I rilievi della scientifica (nei riquadri, Norveo Fedeli e Michael Aaron Pang)

Fausto Barili

L’avvocato di parte civile Fausto Barili coi familiari della vittima

Lidia Ladi, Remigio Sicilia, Giampiero Crescenzi e Edoardo Manni

I difensori Lidia Ladi, Remigio Sicilia, Giampiero Crescenzi e Edoardo Manni

Omicidio in via San Luca - Il magistrato Eliana Dolce

La pm Eliana Dolce sulla scena del crimine

Viterbo – Commerciante ucciso nel suo negozio in centro il 3 maggio 2019, Norveo Fedeli è stato massacrato di botte fino alla morte con uno sgabello dell’Ikea che costa meno di quattro euro. E’ lo sgabello modello Marius di metallo e plastica di colore bianco usato come arma dal 23enne americano d’origine sudcoreana Michael Aaron Pang, reo confesso del delitto per cui è accusato di omicidio volontario e rapina aggravati davanti alla corte d’assise del tribunale di Viterbo presieduta dal giudice Silvia Mattei, pm Eliana Dolce.

Una copia dell’originale, custodito tra i corpi di reato, è stata acquistata presso il colosso svedese e esibita in aula dai difensori Remigio Sicilia e Giampiero Crescenzi, durante l’udienza di ieri del processo. Pang lo avrebbe sferrato decine di volte, fino a romperlo, con una furia e una violenza tali da provocare lo sfondamento del cranio della vittima.

Ma lo sgabello, in realtà, “è una piuma, pesa poco più di un chilo e mezzo”, ha fatto notare la difesa, negando che ci siano stati accanimento ed efferatezza (“Si è rotto perché è leggerissimo, non per la violenza dei colpi”). E insistendo nel dire che il 23enne lo ha usato per difendersi da Fedeli che, a 74 anni, lo avrebbe aggredito alle spalle e cercato di colpirlo, ferendolo alle mani, con uno dei due coltelli trovati sulla scena del crimine, su nessuno dei quali però sono state trovate tracce di sangue. 


Sotto i riflettori le lesioni di Pang

Un’udienza incentrata sull’esito della perizia sulle lesioni riscontrate su Pang al momento dell’arresto, 24 ore dopo il delitto, affidata dal tribunale al medico legale Giancarlo Carbone, le cui conclusioni sono state aspramente contestate dalla difesa e in parte anche dal consulente della famiglia, il dottor Alessandro Pinnavaia, secondo cui è impossibile dire quando Pang se le sia procurate. Non avventurandosi Pinnavaia sulla dinamica, pur concordando con Carbone nel dire che non c’è stata nessuna aggressione da parte di Norveo al suo assassino. “Il resto sono ipotesi”, ha detto il perito di parte civile.


Il perito: “Ferito da una vite” – La difesa: “Fu un coltello”

Lesioni, anzi microlesioni, graffi. “Unghiature” per la precisione. Al torace e, visibili a occhio nudo anche nelle immagini della videosorveglianza, sulla guancia sinistra. Più il segno di una vite dello sgabello sul dito pollice della mano destra. Per il perito del tribunale è stata una vite mentre brandiva lo sgabello. Per la difesa il coltellino sferrato contro Pang da Fedeli. 

Per Carbone, che si è aiutato col maxischermo: “Non ci fu alcuna aggressione da parte di Norveo, né col coltello, né senza. Fedeli si è difeso mettendo le mani avanti per scansare i colpi, lasciando, solo sulla parte anteriore del corpo di Pang, i segni delle unghiature. La lesione sul pollice della mano destra invece se l’è fatta impugnando per un gambo lo sgabello, la cui seduta si è rotta, lasciando una vite sporgente”.

Ma la ricostruzione non torna, secondo la difesa: “Come si spiega, allora, che su quella gamba dello sgabello ci sia solo l’impronta della mano sinistra di Pang? E come si spiega che sulla vite non sia stato trovato il Dna di Pang?”. 


I familiari della vittima: “Non c’è stata nessuna aggressione”

“Quello che conta è che sia Pinnavaia che Carbone concordano sul fatto che non si possa assolutamente parlare di aggressione, tanto meno alle spalle, e sul fatto che la lesione alla mano destra non sia assolutamente compatibile con i due coltellini multiuso sequestrati sulla scena del delitto, su cui non ci sono tracce ematiche e inidonei a quel tipo di lesioni, definendole comunque lesioni di minimo conto. Nessun riscontro, dunque, alla versione secondo cui Pang sarebbe stato aggredito da Norveo. Inutile, dunque, cercare cosa abbia provocato quel tipo di lesione al pollice della mano destra su cui tanto insiste la difesa, su cui non vi è certezza nemmeno in ordine al giorno”, commenta l’avvocato di parte civile Fausto Barili.


Pang in cura dallo psichiatra a 7 anni

 Si preannuncia un’udienza calda quella del 13 luglio, quando sarà sentita la versione dell’imputato. La difesa ha già preannunciato che Pang si farà interrogare e che, considerata anche la necessità di un interprete, ci vorranno ore. Poi,nella stessa udienza, saranno sentiti due periti di parte:  uno psicologo e il medico legale Antonio Maria Lanzetti, che ieri non ha potuto partecipare al contraddittorio. 

Nel frattempo è emerso che Pang, all’età di 7 anni, dopo il divorzio dei genitori, è stato in cura presso uno psichiatra e che già a quell’età è stato curato con degli psicofarmaci stabilizzanti dell’umore, assolutamente vietati a bambini così piccoli in Europa. Ma secondo il dottor carbone, che lo ha visitato poche settimane fa,  il 23enne non soffrirebbe di alcun disturbo, è sano, vigile, consapevole e ben orientato. 

Il 13 luglio sfileranno anche i testimoni della difesa, ma non la madre, che per via delle restrizioni anti Covid non potrà venire dagli Stati Uniti. La difesa ha proposto una rogatoria internazionale, tramite consolato, con collegamento in videoconferenza dal Kansas, perché parli della disponibilità economica del figlio, cui lei provvedeva a inviare denaro dall’America. Potrebbe essere ascoltata il 14 settembre. 

Silvana Cortignani


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