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Picchiato selvaggiamente in treno al grido di “sei un infame”, alla sbarra tre fratelli di Vignanello

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Il pm Stefano D'Arma

Il pm Stefano D’Arma – Dubita dell’aggressione “a mani nude”

I danni alla chiesa di Vignanello dopo la profanazione

I danni alla chiesa di Vignanello dopo la profanazione – Due fratelli accusati di ricettazione

Viterbo – (sil.co.) – Sarebbe stato picchiato selvaggiamente in treno al grido di “sei un infame”, alla sbarra tre fratelli ventenni di Vignanello. 

Sono accusati di rapina, lesioni e sequestro di persona ai danni di un giovane di Corchiano, aggredito la sera del 4 novembre 2019 sul un treno della Roma Nord tra le stazioni di Soriano nel Cimino e Vignanello. Un episodio controverso, sul quale è stato mantenuto il massimo riserbo nonostante le misure cautelari. Due dei tre imputati ieri hanno confessato.

“Mi hanno spinto in fondo all’ultima carrozza e mi sono saltati addosso”, ha detto la presunta vittima, che non si è costituita parte civile. Il giovane è stato sentito per primo al processo che si è aperto ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone dopo l’accoglimento da parte del tribunale della richiesta di giudizio immediato da parte del pubblico ministero Massimiliano Siddi.

Gli imputati, ai domiciliari, sono arrivati in aula scortati da due carabinieri a testa.

Due hanno confessato. Il terzo, difeso dall’avvocato Domenico Gorziglia, è stato rimesso in libertà (pur restando imputato) al termine dell’udienza, essendo emerso anche dalle dichiarazioni della stessa parte offesa che sarebbe stato tra coloro che hanno evitato il peggio allontanando gli aggressori: oltre ai fratelli, anche la fidanzata di uno di loro che, secondo gli imputati, sarebbe stata il vero movente dell’episodio. 

“Lo abbiamo affrontato perché aveva minacciato di farla menare da un’altra ragazza”, hanno detto i fratelli picchiatori. “Dicevano che ero una spia dei carabinieri”, ha detto la vittima. La fidanzata della parte offesa, a sua volta, dopo l’aggressione, avrebbe ricevuto dei messaggi di minacce, tra cui un vocale. 

Si torna in aula il 14ottobre per sentire due testimoni della difesa e la sentenza.


Colpo alla chiesa di Vignanello, recuperata la refurtiva

Un retroscena. Durante la perquisizione scattata in seguito alla denuncia, a casa dei due fratelli che vivono con la madre è stato rinvenuto un borsone pieno di oggetti sacri e quattro abiti talari, per cui entrambi sono anche stati denunciati a piede libero per ricettazione. Il materiale rinvenuto sarebbe risultato essere quello rubato lo scorso 14 settembre nella chiesa di San Sebastiano di Vignanello. Un colpo “sacrilego”, durante il quale sono state sottratte perfino le ostie, tanto da far dire al parroco, che ha parlato di profanazione: “Le usano per le messe nere”. 


“Mi hanno trascinato in fondo al treno minacciandomi con un coltello”

Tornando all’aggressione del 4 novembre, il giovane di Corchiano, salito a Bagnaia, sarebbe stato prelevato a bordo del primo bagone e fatto scendere dai due fratelli che poi lo hanno aggredito alla stazione di Vitorchiano, quindi costretto a risalire, ma sul terzo vagone dove, tra Soriano e Vignanello, per loro stessa ammissione, lo hanno aggredito.

“A forza di spinte e minacciandomi con un coltello, di cui sentivo la punta mentre camminavo, davanti a tantissimi ragazzi, nessuno dei quali è intervenuto, mi hanno trascinato fino al piccolo scompartimento che sta in fondo, dove mi hanno stordito con una bottigliata, tanto che la bottiglia si è rotta. Quando ho sentito il sangue che mi colava in faccia, mi sono rannicchiato a riccio su me stesso, con le braccia attorno al volto per proteggerlo, mentre mi prendevano a schiaffi, calci e pugni. A detta loro, perché avevo fatto una soffiata ai carabinieri  di Soriano che il 30 ottobre avevano perquisito qualcuno per droga. Ma non era vero. Mi davano dell’infame. Anche la ragazza mi prendeva a schiaffi e urlava: ‘Ti ammazzo, infame, pezzo di merda’. Poi hanno staccato la spranga di ferro che blocca il finestrino e mi hanno colpito anche con quella. Da dietro la porta divisoria, c’era chi filmava la scena col telefonino”. 


Nessuna traccia di bottiglie, spranghe, coltelli e filmati dell’aggressione

Il sangue sarebbe uscito talmente copioso dalla ferita da taglio alla testa, da schizzare perfino sul finestrino, come confermato da uno dei testimoni. Ma nessuno avrebbe visto per terra vetri di bottiglia, né è stata rinvenuta la spranga, né sono circolati dei video e nessuna traccia nemmeno del coltello.  Non sarebbe emersa nemmeno la prova che la vittima sia tata rapinata: “Mi hanno rubato il cellulare appena comprato e i contanti che avevo in tasca”, ha detto, aggiungendo però che il telefono era blu mentre a suo tempo aveva riferito nero e indeciso se la somma fosse 180 o 280 euro. E’ stato il pm D’Arma a dirgli che aveva riferito 180 euro. 


Il pm: “Non si provocano ferite da taglio a mani nude”

Ed è stato lo stesso pm D’Arma a mettere in dubbio la presunta “aggressione a mani nude” da parte dei due fratelli che hanno confessato, negando di avere usato coltelli, spranghe o bottiglie di vetro. “A mani nude non si provocano quel tipo di lesioni, sapete cosa è una ferita da taglio lacerocontusa? Non si provocano ferite da taglio a mani nude”, ha tagliato corto di fronte ai giovani che insistevano “a mani nude, a mani nude”. 

La vittima è stata medicata dai sanitari del pronto soccorso dell’ospedale Andosilla di Civita Castellana con una prognosi di sette giorni. 


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