Vancouver – “Quando si guarda attraverso il Commonwealth, non c’è modo di andare avanti se prima non riconosciamo il passato”. Queste le parole del duca Harry che, insieme alla moglie Meghan, lo scorso mercoledì ha preso parte a un incontro in videoconferenza promosso dall’organizzazione “Queen’s Commonwealth trust”.
Sulla scia delle proteste del movimento Black lives matter, al quale il duca e la duchessa del Sussex hanno aderito, Harry ha usato un modo gentile per dire che è arrivato il momento per il Regno Unito di riconoscere il proprio passato coloniale, anche se scomodo. Una cosa non facile da dire, considerando che il Commonwealth è il diretto successore dell’impero coloniale britannico e a dirigerlo è la regina Elisabetta stessa, nonna di Harry.
Il duca ha inoltre aggiunto sui pregiudizi inconsci che in molti possono avere: “Non possiamo ignorare il fatto che tutti noi siamo stati educati a vedere il mondo in modo diverso, ma una volta realizzato che c’è un pregiudizio, bisogna riconoscerlo e lavorare per diventare più consapevoli”.
Il Commonwealth è composto da 54 stati membri, tutti accumunati dal fatto di essere stati colonie britanniche. La Queen’s Commonwealth trust (Qct) è invece un’organizzazione di beneficenza di cui Harry e Meghan sono rispettivamente presidente e vice-presidentessa. Obiettivo del Qct è sostenere, finanziare e aiutare i giovani leader e talenti provenienti da tutti i paesi del Commonwealth a realizzare i loro progetti per cambiare il mondo.
