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Quattromila imprese rischiano di chiudere

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Francesco Monzillo e Domenico Merlani

Francesco Monzillo e Domenico Merlani

Viterbo – Quattromila imprese nella Tuscia rischiano di chiudere. È l’effetto Coronavirus nella Tuscia. Il rapporto sull’economia presentato in camera di commercio ha messo in evidenza anche questo.

C’è una linea di demarcazione che divide il prima dal dopo esplosione pandemia.

“È stato tutto spazzato via – spiega il presidente della camera di commercio Domenico Merlani – da quanto abbiamo vissuto. Il 2019 rappresentava un andamento ordinario, con oscillazioni, ma senza effetti devastanti. Il 2020 è una realtà inaspettata, azzerando le previsioni di crescita, anzi, siamo tornati indietro di molti anni. Adesso occorre capire come curare le ferite e rimettere in piedi la nostra economia”.

L’ottimismo, presente fino a dicembre, è svanito. Se nel quarto trimestre 2019 il 26,3% delle imprese si attendeva un calo nel fatturato, per il primo trimestre dell’anno in corso la percentuale è salita al 77,4%, con il 18,8% che vede stabilità e solo appena il 3,8% prevede fatturato in aumento. L’andamento sui prossimi 12 mesi vede il 25,9% in aumento, il 35,1% stabile, il 29,2% in diminuzione e la parte più preoccupante, un 9,7% di imprese che potrebbe cessare o chiudere.

Andando per settori, nel comparto edile il 40,5% ritiene ci possa essere un incremento di fatturato: “Probabilmente – spiega il segretario della camera di commercio Francesco Monzillo – vedono opportunità dai bonus governativi”. Per il 24,3% all’orizzonte c’è un calo e il 24,3% rischia di chiudere. Una su 4, mentre nei servizi il rischio cessazione è temuto dal 3,2% degli intervistati.

L’indagine è stata effettuata a fine maggio e risente del periodo particolare, di ripartenza. “Andrebbe effettuata ad agosto o settembre – osserva Monzillo – per avere un quadro aggiornato”.

Il 2019 nella Tuscia aveva già evidenziato un andamento inferiore rispetto a quello già non troppo brillante del resto dell’Italia. A cominciare dal valore aggiunto, la capacità del territorio di produrre ricchezza. Pari a 6.122,6 milioni, con una variazione rispetto al 2018 dello 0,8%.

Più basso se paragonato al dato regionale (+1,2%) e nazionale (+1,1%). “Ma se consideriamo il valore pro capite – spiega il segretario della camera di commercio Francesco Monzillo – siamo in linea”.

La crescita, seppure lieve, è dovuta all’incremento dell’export (+2,3%), esclusivamente per la parte agricola (+5,3%), mentre la lavorazione alimentare ha una flessione del 3,2% e il comparto tessile in forte crescita (+17,5%). Il trend positivo è continuato nei primi tre mesi del 2020, poi è arrivato il Covid.

Per il fronte commercio: “Il primo trimestre – continua Monzillo – ha fatto registrare un aumento dell’8,3%, alcune attività hanno continuato a lavorare e la crescita è dovuta per ambiti come la ceramica, dove c’è stata un’accelerazione per esaurire gli ordinativi”. C’è ancora una vivacità che resiste per l’iscrizione di nuove imprese (+0,45%).

Non buono il quadro nel mercato del lavoro. “Nel 2019 – osserva Monzillo – continua a essere asfittico, perdiamo anche molti disoccupati, -18,6%, non c’è offerta di lavoro e spesso nemmeno viene più chiesto”.

Il turismo, invece, si è interrotto sul più bello. “La tendenza consolidata è al rialzo, +5,5% di arrivi tra 2018 e 2019, con stranieri +7,4%. Aumentano anche le presenze, in media 3,9 giorni rispetto alla media italiana di 3,3.

Tutto fermo, con il nuovo anno. Fino a maggio, zero arrivi o quasi. Crescono depositi per le imprese e le famiglie, ma non corrispondono a investimenti, gli impieghi hanno segno meno.

“Con il Coronavirus – osserva Merlani – siamo tornati indietro di molti anni e ora dobbiamo capire come curare le ferite e rimettere in piedi la nostra economia”.

Abbiamo assistito a cambiamenti significativi. “Quello dello smart working è stato epocale, vedo uffici che non esistono più.

Da noi è meno sentito, ma nelle grandi città l’effetto economico è devastante. Persone che assistevano negli uffici ora non hanno impiego. Ma il lavoro agile ha il suo rovescio della medaglia. Un artigiano deve aprire un contratto, ma non ha contatti con l’Inps perché deve rateizzare un debito e per questo non riesce ad avere il durc. Sono situazioni paradossali.

La burocrazia è un problema enorme, tutti devono capire che è al servizio di chi lavora, altrimenti è una zavorra che complica tutto”.

Contano, per aiutare le imprese, le risorse che il sistema paese riuscirà a mettere in campo, la camera di commercio la sua parte in questi mesi l’ha fatta. “Abbiamo raccolto tutto quanto avevamo a disposizione – ricorda Merlani – 600mila euro, in due linee, assistenza alle strutture ricettive e quelle che volevano investire nel dopo Covid per il distanziamento sociale. Abbiamo annullato tutto quanto previsto nel 2020 per mettere a disposizione la somma”.

Giuseppe Ferlicca


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