Roma – Rapporto Istat 2020, crisi del lavoro e crollo delle nascite.
“Il quadro economico e sociale italiano si presenta, alla metà 2020, eccezionalmente complesso e incerto. Al rallentamento congiunturale del 2019, legato anche a fattori internazionali, si è sovrapposto l’impatto dirompente delle necessarie misure di contenimento della crisi sanitaria. Queste hanno generato una recessione globale, senza precedenti storici per ampiezza e diffusione rispetto alla quale gli scenari di ripresa sono molto incerti, quanto a tempistica e, soprattutto, a intensità”. E’ questo il quadro italiano economico e sociale che emerge dal rapporto annuale dell’Istat.
Un paese, l’Italia, che dovrà affrontare un periodo di grande incertezze, ma dove, nei giorni più duri del lockdown, è emersa una forte coesione sociale, “manifestata nell’alta fiducia che i cittadini hanno espresso nei confronti delle istituzioni impegnate nel contenimento dell’epidemia, e in un elevato senso civico verso le indicazioni sui comportamenti da adottare”.
L’Istat fotografa una forte crisi dell’occupazione che penalizza in particolare le donne, un digital divide che durante la pandemia ha lasciato indietro i bambini e i ragazzi più disagiati. “Nel 2020 – si legge nel documento – dopo la sostanziale stagnazione dei primi due mesi (-0,1 per cento a gennaio e+0,1 per cento a febbraio), il sopraggiungere dell’epidemia ha colpito il mercato del lavoro, causando una riduzione di 124 mila occupati (-0,5 per cento) a marzo, più che raddoppiata ad aprile (-274 mila, -1,2 per cento) Il calo dell’ultimo mese è il più ampio nella serie storica dal 2004. Il tasso di occupazione della fascia 15-64 anni, al 58,9 per cento nei primi due mesi dell’anno, scende al 58,6 per cento a marzo e al 57,9 per cento ad aprile. In marzo, la diminuzione degli occupati ha riguardato soprattutto i dipendenti a termine e in parte gli indipendenti, mentre ad aprile ha coinvolto tutte le componenti. La riduzione è più accentuata per le donne (-0,8 per cento a marzo e -1,5 per cento ad aprile), in confronto agli uomini, a motivo della loro maggiore concentrazione nel terziario, in particolare nei settori per i quali il periodo di lockdown è stato più prolungato”.
Un’Italia in cui si è fermato del tutto l’ascensore sociale, in pratica la speranza di migliorare la propria condizione economica, rispetto alla famiglia di origine. Si legge nel rapporto Istat che “per il 26,6% dei nati nell’ultima generazione (1972-1986) l’ascensore è diventato mobile verso il basso e supera, per la prima volta, la percentuale di coloro la cui posizione sociale si muove verso l’alto, cioè il 24,9%”.
Un’Italia dove le nascite sono in calo. Nelle previsioni dell’Istat si rischia il tracollo demografico. “La rapida caduta della natalità potrebbe subire un’ulteriore accelerazione nel periodo post-Covid – si legge nella nota – . Recenti simulazioni, che tengono conto del clima di incertezza e paura associato alla pandemia in atto, mettono in luce un suo primo effetto nell’immediato futuro. Un calo che dovrebbe mantenersi nell’ordine di poco meno di 10mila nati, ripartiti per un terzo nel 2020 e per due terzi nel 2021…E la prospettiva peggiora se si tiene conto dello shock sull’occupazione. I nati scenderebbero a circa 426mila nel bilancio finale del corrente anno, per poi ridursi a 396mila, nel caso più sfavorevole, in quello del 2021”. Per le nascite si potrebbe quindi passare dalle 435mila del 2020 a 396mila alla fine del 2021.
