Civita Castellana – (sil.co.) – Scaraventata giù dal treno per un debito di droga del figlio, al setaccio le telecamere della stazione. E in aula si accende lo scontro. Per l’accusa: “I filmati della videosorveglianza confermano il racconto della madre”. Per la difesa: “Si vedono solo delle sagome confuse”.
E’ ripreso ieri con la testimonianza di un carabiniere del nucleo operativo del comando di Civita Castellana il processo per rapina, lesioni, spaccio, estorsione e stalking a carico di un 45enne, della compagna 37enne e di un 30enne che sarebbero arrivati al punto di minacciare di uccidere la madre per un debito di droga del figlio.
Parti civili la donna, una 56enne, e il figlio di 26 anni, vittime tra il 2016 e il 2017 di una serie di minacce, intimidazioni e aggressioni, ricostruite in aula lo scorso 4 febbraio alla prima udienza del processo.
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Remigio Sicilia (sostituito da Edoardo Manni) e Domenico Gorziglia, che ieri hanno dato del filo da torcere al pubblico ministero Eliana Dolce, mettendo pesantemente in discussione il riconoscimento sfociato nell’estate di tre anni fa nella misura cautelare del divieto di avvicinamento, in seguito alla denuncia sporta dalla 56enne che il 4 aprile 2017 sarebbe stata aggredita e spinta giù da un treno della Roma Nord, in viaggio da Civita Castellana a Roma, durante la fermata alla stazione di Riano, riportando nella caduta la frattura di un dito del piede destro, refertata all0ospedale Andosilla di Civita Castellana con una prognosi di 3o giorni.
“Abbiamo acquisito da Roma capitale i filmati della videsorveglianza, che poi sono stati visionati dal nostro comandante, il quale ha trovato riscontri a quanto messo a verbale dalla parte offesa. Non si vede cosa è successo all’interno del vagone, ma tutta la scena avvenuta all’esterno è stata ripresa dalle telecamere e corrispondono sia gli orari che le modalità descritte”, ha spiegato il militare, cui le difese hanno contestato come non si distinguano però i volti, ma si vedano solo delle sagome confuse, per cui secondo loro è impossibile attribuire i nomi alle persone.
Oltre al cd contenente i video, sono stati acquisiti nel fascicolo del processo anche i fotogrammi a colori dell’aggressione subita dalla vittima.
– Il figlio non paga un debito di droga, scaraventano la madre giù dal treno
“Avevo comprato la droga per rivenderla, ma l’ho fumata tutta”
Tutto sarebbe nato dall’acquisto di 50 grammi di hashish per 180 euro effettuato nell’estate 2015 dal 26enne al parco comunale di Civita Castellana. “Comprai la droga a buffo dalla donna al Boschetto con l’idea di rivenderla, ma l’ho fumata tutta, per cui non avevo i soldi per pagarla”, ha spiegato nell’udienza del 4 febbraio il giovane, che dopo qualche giorno sarebbe stato rapinato del cellulare dal 45enne. “Voleva i 180 euro, ma non li avevo. Allora mi strappò il telefono dalle mani, dicendomi ‘ringrazia che non ti prendo a schiaffi’ e restituendomi solo la sim. Quando mia madre l’ha saputo, gli ha dato 100 euro, ma il cellulare non ce lo hanno mai ridato”. “Mi hanno aggredito sul pullman per Roma. Il 45enne mi ha sputato e tirato addosso della birra minacciandomi di morte, quando siamo scesi mi hanno colpito a calci e pugni, al pronto soccorso mi hanno medicato con una prognosi di 10 giorni”, ha detto il figlio.
La testimonianza choc della madre
In aula anche la testimonianza choc della donna: “Mio figlio fece il grosso sbaglio di prendere 180 euro di hashish senza pagarlo, dicendomelo solo dopo un anno, quando è stato aggredito sul bus e gli è stato detto: ‘Ti ammazzo, ti taglio il collo, la prossima persona che ammazzo sarà tua madre’”. A quel punto sarebbe stata minacciata anche la madre. Il clou il 4 aprile 2017 sul treno della Roma Nord: “Io andavo a Riano, vedendo gli imputati a bordo, ho provato a nascondermi tra gli altri passeggeri. Ma mi hanno vista. La donna mi ha detto: ‘Dì ai tuoi figli di pagare i debiti, se loro non pagano, io ti ammazzo’. Mentre chiamavo il 112 mi hanno spinta giù dal treno, rompendomi un alluce, con una prognosi di 30 giorni”.
“Scendi giù che ti ammazzo, buffarolo, paga i buffi”
Sempre il 45enne avrebbe sorpreso il 26enne mentre era solo a casa: “E’ riuscito a farsi aprire la porta, mi ha spinto dentro con uno schiaffo, voleva i 180 euro che non avevo, quindi si è seduto ad aspettare mia madre. Siccome tardava, ha afferrato un coltello da cucina e se lo è portato via”. Il 30enne invece si sarebbe piazzato sotto l’abitazione urlando: “Scendi giù che ti ammazzo, buffarolo, paga i buffi”.
“Dopo la denuncia, ha tentato di investirmi col motorino”
Il 28 agosto 2016 il giovane fu inseguito all’uscita della caserma dei carabinieri di Civita Castellana dove era andato a sporgere una delle tante denunce e costretto a rifugiarsi a casa della nonna: “Mi trovai davanti il 45enne su uno Scarabeo grigio che tentava di investirmi, poi lui e il 30enne si appostarono sotto casa di mia nonna e mentre il 45enne urlava ‘scendi giù, ti meno’, il 30enne ha fatto in tempo a sfondare il portone mentre arrivavano i carabinieri chiamati dai vicini”.
A proposito di vicini, ieri il collegio ha disposto l’accompagnamento coatto per l’udienza del prossimo 6 ottobre di una donna che ieri non si è presentata a testimoniare.
