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Sorpresi con droga, due pistole e 12 fucili rubati, tre anni e otto mesi per spaccio e ricettazione

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La suprema corte di Cassazione

La suprema corte di Cassazione

Viterbo – (sil.co.) – Ottengono grazie al cosiddetto “concordato in appello” una riduzione della pena tramite il riconoscimento delle attenuanti, ma poi ci ripensano e ricorrono in cassazione. 

Cassazione che, bocciando il ricorso, ha confermato in via definitiva le condanne a tre anni e otto mesi e 6mila euro di multa ciascuno concordate in appello da un 31enne e a un 35enne, arrestati il 28 giugno 2016 per coltivazione illegale di piante di marijuana, detenzione illegale di cartucce e di dodici fucili provento di altrettanti furti commessi in tempi diversi ai danni di diverse persone nonché detenzione illegale di due pistole semiautomatiche anch’esse provento di furto.

Gli imputati, il 9 giugno 2017, erano stati condannati in primo grado a cinque anni di reclusione e 10mila euro di multa ciascuno per spaccio e ricettazione dal gip del tribunale di Viterbo. L’11 giugno 2018 è arrivato lo sconto del concordato in appello, che ha fissato la pena a tre anni e otto mesi e 6mila euro di multa ciascuno, contro cui il 31enne e il 35enne hanno presentato ricorso in cassazione, discusso il 13 dicembre 2018 e giudicato inammissibile con motivazioni pubblicate il 16 giugno.  

“E’ appena il caso di ribadire l’inammissibilità del ricorso per cassazione proposto in relazione alla misura della pena concordata fra le parti contenuta in sentenza emessa in appello in applicazione della disciplina del concordato – scrivono tra le altre cose i giudici della suprema corte – dal momento che l’atto avente efficacia negoziale di natura processuale liberamente stipulato dalle parti, una volta consacrato nella decisione del giudice, non può essere unilateralmente modificato, salva l’ipotesi, non ricorrente nella specie, di illegalità della pena pattuita”.


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