Viterbo – Stupro di gruppo al pub di CasaPound, è il giorno dell’appello. I due ventenni, ex militanti del movimento di estrema destra, Chiricozzi all’epoca dei fatti consigliere comunale di minoranza a Vallerano, compariranno oggi davanti alla corte d’appello di Roma. Arrestati dalla polizia il 29 aprile dell’anno sorso, dopo cinque mesi di carcere a Mammagialla, da settembre sono ai domiciliari col braccialetto.
Riccardo Licci e Francesco Chiricozzi, il primo di Viterbo e l’altro residente nel centro dei Cimini sono stati condannati lo scorso 15 novembre in primo grado a due anni e 10 mesi e a tre anni di reclusione con lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato. Adesso sono pronti a chiedere (tramite i difensori Domenico Gorziglia, Giovanni Labate e Marco Valerio Mazzatosta) una ulteriore diminuzione, in quanto il giudice avrebbe scontato loro meno di un terzo della pena, nonostante il riconoscimento delle attenuanti.
La vittima chiederà invece un aumento del risarcimento per la responsabilità civile degli imputati in ordine al pugno che le avrebbe sferrato Chiricozzi e per il quale Licci e Chiricozzi sono stati assolti in sede penale dall’accusa di lesioni aggravate in concorso, sostenendo che la 37enne potrebbe essersi fatta male da sola scivolando dalla panca.
Alla 37enne brutalmente violentata e filmata all’Old Manners Tavern di piazza Sallupara mentre era in stato di incoscienza, la notte tra l’11 e il 12 aprile 1019, è stato finora riconosciuto in sede penale un risarcimento di 60mila euro, 40mila dei quali versati dai familiari degli imputati prima del processo, mentre gli altri 20mila sono promessi davanti al gip Elisabetta Massini il giorno della condanna, proprio per ottenere il riconoscimento delle attenuanti, ma mai versati alla parte offesa. “Davanti al giudice di primo grado – ricorda l’avvocato di parte civile Franco Taurchini – si erano impegnati in maniera vincolante ai fini delle attenuanti”.
I filmati dello stupro di gruppo, avvenuto all’interno dei locali dell’allora circolo del movimento, furono condivisi dai due ventenni sue due chat Whatsapp.
“Non risulta ben chiaro – prosegue il legale – il percorso logico che ha portato il giudice a ritenere l’ascrivibiltà della lesione all’occhio, accertata nel verbale di pronto soccorso, a quanto riferito dagli imputati circa una caduta da una panca, piuttosto che a quanto dichiarato dalla 37enne in ordine al pugno sferratole da Chiricozzi”.
“Nella sentenza, inoltre, è stata completamente omessa la valutazione delle conseguenze dannose derivanti dalla diffusione dei filmati sulle chat di gruppo WhatsApp come fossero un trofeo. Anzi il messaggio che trapela è che la vittima se la sia cercata. Si sostiene che la 37enne almeno in una prima fase fosse consenziente e addirittura che si sia spogliata da sola, dal momento che gli abiti non risultano strappati, come se non fosse noto dai filmati che è stata brutalmente stuprata mentre era in stato di semincoscienza”.
“Oltre alla mancata condanna per le lesioni provocate alla mia assistita con un pugno in faccia e alla mancata provvisionale – spiega l’avvocato di parte civile Franco Taurchini – c’è anche la questione del mancato versamento promesso in sede di rito abbreviato, nonché quelle più tecniche relative all’illogicità, a nostro parere, della motivazione e alla violazione delle regole di valutazione probatoria relativamente all’attendibilità della persona offesa”.
“C’è un pregiudizio di base, che parrebbe essere suscitato dalle preesistenti fragilità psicologiche della vittima, come se potessero determinare una minore umanità rispetto a colui che non presenta patologie”, conclude il legale.
Il pm Michele Adragna aveva chiesto 4 anni e tre mesi per Chiricozzi e 4 anni e 20 giorni per Licci.
Silvana Cortignani


