Gradoli – Al via l’iter per la dichiarazione di morte presunta di Tatiana Ceoban, nata a Odessa (Ucraina) il 14 aprile del ’73. La donna, insieme alla figlia 13enne Elena, è svanita nel nulla all’età di 36 anni. Era il 30 maggio del 2009, e da allora le due non sono mai più state ritrovate: né vive né morte.
È il Giallo di Gradoli, che è costato una condanna in via definitiva a Paolo Esposito, compagno di Tatiana, e alla sua amante Ala Ceoban, sorella della 36enne e zia di Elena. Per la Cassazione, Esposito, che sta scontando l’ergastolo, è colpevole dell’omicidio e dell’occultamento dei cadaveri. Mentre Ala, che in carcere ha trascorso otto anni, di favoreggiamento.
Da quel 30 maggio del 2009 sono passati undici anni, durante i quali il caso si è concluso solo nelle aule di tribunale. Nessuna confessione. Nessuna verità, se non quella giudiziaria. Nessuna traccia dei corpi di madre e figlia. La richiesta di dichiarazione di morte presunta può essere presentata dopo dieci anni dal giorno della scomparsa. Le conseguenze della dichiarazione di morte presunta, che eventualmente nel caso di Tatiana porterà la data del 30 maggio 2009, sono le stesse di quelle della morte naturale. Se la persona scomparsa ritorna o emergano prove della sua esistenza in vita, la sentenza dovrà essere annullata insieme agli effetti che aveva prodotto.
Per Tatiana l’iter è iniziato nella seconda metà del 2019, quando è stato presentato ricorso al tribunale di Viterbo. Il 7 gennaio scorso il giudice ha ordinato la pubblicazione delle due domande di dichiarazione di morte presunta con invito a chiunque abbia notizie della donna di farle pervenire al tribunale entro sei mesi dall’ultima pubblicazione, datata 2 luglio 2020 sulla Gazzetta ufficiale dello stato.
Tra sei mesi, in caso, verrà fissata un’udienza in tribunale per concludere l’iter.

