Viterbo – (sil.co.) – Tentato omicidio di via della Pettinara, chiedono l’abbreviato i due ventenni in carcere da nove mesi.
Sperano nel rito che in caso di condanna consente lo sconto di un terzo della pena Roberto Vestri e Michele Montalbotti, il 24enne e il 20enne arrestati per l’aggressione del 13 ottobre a Giovanni Maria Farina, il 57enne di Allerona finito in coma a Belcolle dopo essere stato picchiato dai due giovani che gli avevano teso un agguato a scopo di rapina.
Dopo l’accoglimento da parte del gip Francesco Rigato della richiesta di giudizio immediato da parte della pm Chiara Capezzuto, la prima udienza a carico della coppia è stata fissata per il prossimo 14 luglio, data che adesso potrebbe slittare se sarà accolta la richiesta di rito alternativo dei difensori.
Le difese, nello specifico, hanno chiesto il rito abbreviato condizionato alla perizia sul nesso di causalità tra le lesioni e il danno da essi rispettivamente causato. Ad incastrare Montalbotti e Vestri, le immagini delle telecamere di videosorveglianza di un privato che hanno ripreso la scena del pestaggio.
Vestri avrebbe sferrato un pugno fortissimo al volto della vittima, mentre Montalbotti (dopo avergli ottratto dalla tasca dei pantaloni una somma indeterminata di denaro) gli avrebbe dato un calcio violentissimo in pieno volto mentre già giaceva esanime a terra, cagionando a Farina lesioni gravissime alla testa “con conseguente pericolo di vita e ricovero nel reparto di terapia intensiva in prognosi riservata”.
Secondo la ricostruzione, Vestri e Montalbotti, entrambi con precedenti, avrebbero aggredito la vittima mentre era sola in strada, dopo avergli teso un vero e proprio agguato, avendo notato poco prima che aveva diverso denaro contante nel portafogli mentre pagava una consumazione in un bar poco lontano. Nel corso delle indagini, oltre ai filmati delle telecamere, pesanti indizi di colpevolezza sarebbero emersi anche dai contenuti degli smartphone sequestrati ai due ventenni.
Pochi giorni prima di Natale, Montalbotti ha scritto una lettera dal carcere a Farina, in cui gli chiede scusa e perdono per quello che ha fatto al 57enne, il quale, dimesso dopo mesi dall’ospedale, sta facendo riabilitazione a causa delle gravi conseguenze dell’aggressione.
“Farina – viene sottolineato nella richiesta di giudizio immediato – continuava a patire di una condizione di stato vegetativo prolungato, con conseguente deperimento e allettamento forzato, nonché con indebolimento a carattere permanente della funzione neurologica, gravemente compromessa nelle funzioni più essenziali, quali la coscienza, il linguaggio e la motilità”.



