Viterbo – (s.c.) – Almeno le gigantografie delle Macchine di Santa Rosa trasportate negli anni precedenti potevano essere affisse sulle mura castellane, in Piazzale Gramsci, come avveniva negli anni precedenti.
Questi simboli della tradizione e del culto verso santa Rosa, attorno ai quali si uniscono tutti i viterbesi e anche i forestieri, fino allo scorso anno venivano esposti già a partire dai giorni precedenti il Ferragosto.
Va bene il pericolo di contagio Covid19, per il quale giustamente si stanno evitando tutti i possibili assembramenti non controllabili, ma le gigantografie delle Macchine di Santa Rosa applicate sul tratto di mura castellane, compreso tra Porta Fiorentina e Via San Bonaventura, a chi avrebbero creato danno?
I forestieri si sarebbero certamente incuriositi nel vederli. I viterbesi, con le loro immagini esposte, avrebbero sentito sicuramente di più il senso di appartenenza ad una comunità che si identifica, più di ogni altra cosa, con la Santa Patrona e con il Trasporto della Macchina che, ogni tanto è bene ricordarlo, appartiene alla Gramas – Rete delle Grandi Macchine a Spalla patrimonio immateriale Unesco.
Servirebbe un po’ più di attenzione da parte degli amministratori viterbesi e anche da parte di una certa imprenditoria che coglie subito la palla al balzo per risparmiare quattro soldi senza pensare alla valorizzazione della cultura e delle tradizioni esistenti nel luogo in cui svolge la propria attività.
