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Cosa sono gli scavi lungo la Trasversale, vicino agli impianti termali romani?

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Viterbo – Cumuli di massi lungo la trasversale. All’imbocco da sud e all’uscita per Vetralla. Comune di Viterbo. Dalle parti delle terme d’epoca romana del Paliano e delle masse di San Sisto. E da quelle dove pare corresse la Cassia vetus, primo secolo avanti Cristo.

Sempre da quelle parti, da alcune settimane, c’è un gran lavoro di ruspe e braccia d’acciaio che spaccano in due la terra. Ci sono poi i camion che portano via tutto, ammucchiando di lato quello che potrebbe essere un banco di travertino calcareo. Pratica che sembrerebbe somigliare a una cosiddetta “aratura profonda” oppure prelievo di massi di travertino molto ricercati nell’industria del “landscape design”, ovverosia della decorazione dei giardini. 


Viterbo - I lavori lungo la Trasversale

Viterbo – I lavori lungo la Trasversale


Una zona che sembrerebbe trovarsi a ridosso con l’area di vincolo di rilevante interesse culturale posto dal ministero per i beni culturali nell’agosto del 2019. Oltre 1600 ettari che vanno da Riello alle Terme dei Papi, lungo la strada della Dogana e la trasversale, ricomprendendo il Paliano e le masse di San Sisto, per poi includere, lungo la strada statale Cassia il casale di Donna Cornelia, al cosiddetto “curvone” della Cassia prima di entrare in città.


Viterbo - Mibact - L'area inserita all'interno del vincolo di notevole interesse pubblico del 2019

Viterbo – Mibact – L’area inserita all’interno del vincolo di notevole interesse pubblico del 2019


Al Paliano, lì vicino dove stanno facendo i lavori, ci sono anche i ruderi degli antichi impianti termali romani. A pochi metri dalle ruspe. Tra i possibili sassi di travertino rimossi, sembrerebbe inoltre di vedere altre pietre. Più scure e, all’apparenza, diverse dal travertino.



I ruderi delle masse di San Sisto e delle terme del Paliano si vedono ancora ad occhio nudo. Accanto dovrebbero correre i tracciati della Cassia vetus, del 155 a.C., e della Cassia nova, epoca di Vespasiano, di due secoli più “giovane” rispetto alla precedente.

Due Cassie parallele con andamento sud-nord, come indica la Carta archeologica di Gamurrini, Cozza e Pasqui del 1881-1887 muovono dalle masse di San Sisto, fiancheggiando a est e ad ovest l’asse termale massi di San Sisto-Paliano-asinello-Carletti-Terme dei papi-Bullicame-terme delle zitelle e delle bussete-Bagnaccio e terme del bacucco. Per ricongiungersi in località Strada Castiglione. Tra l’aeroporto e le terme del Bagnaccio.


La mappa delle tracce archeologiche in zona Paliano utilizzata dal Mibact per il vincolo del 2019 - Ai punti 204 e 205 i ruderi delle terme di Paliano

La mappa delle tracce archeologiche in zona Paliano utilizzata dal Mibact per il vincolo del 2019 – Ai punti 204 e 205 i ruderi delle terme di Paliano


La Cassia vetus, secondo le lettere di Pasqui a Gamurrini, passava a soli 8 metri dal rudere delle terme del Paliano, e circa 200 metri a ovest del casale Paliano, per poi discendere gradualmente verso il fosso Risiere. Costeggiando, infine, una vasca trapezoidale romana di cui oggi, ad occhio nudo, non ci sarebbe più traccia. 

Ecco cosa scrive Angiolino Pasqui in occasione della sua visita, dalle parti del Paliano, del 12 dicembre 1882:

“Riprendo la Cassia alle Masse – racconta conta Pasqui – e trovo poco sopra alla torricella dell’acquedotto che si divide in due vie ambedue selciate. Percorro il ramo a manca (della Cassia vetus ndr), siccome quello più diretto e perché mi accenna più avanzi di fabbricato. Il terreno è quasi piano; la Cassia lo percorre in linea retta e forse a 50 passi sopra la piscina conosciuta traccia un piccolo taglio sul travertino. Da qui sale debolmente sulla costa a manca di Pagliano. A 300 metri dal primo altro taglio ad angolo quasi retto è la traccia di altra via che si diparte dalla crepidine destra della Cassia e si dirige alla piscina di Piano Petrignano (verso Tobia, ndr) (…). Di fronte a questo taglio a forse 8 metri di distanza grandioso rudero di edifizio romano a base quadrata; un lato di quella fabbrica internamente è diviso da una grande nicchia: la sua costruzione è in calcestruzzo rivestito di reticolato”.


Viterbo - I lavori lungo la Trasversale

Viterbo – I lavori lungo la Trasversale


Pasqui fornisce dunque la descrizione ottocentesca delle terme di Paliano, collocate dallo stesso a soli circa 8 metri dal tracciato della Cassia vetus, probabilmente passante a destra del rudere, dove ancora oggi si intuirebbe un percorso in terra battuta. 


Viterbo - I lavori lungo la Trasversale

Viterbo – I lavori lungo la Trasversale


Pasqui poi prosegue scrivendo: “La via che esaminiamo sale fino a Pagliano lasciando 200 metri a destra il Casale. Qui ci serve di guida un tratto certissimo sullo scoglio”.  Questa zona raccontata da Pasqui potrebbe coincidere con il presunto banco di travertino oggetto di quella che potrebbe essere stata un aratura profonda. “Pochi metri sopra – aggiunge Pasqui – avanzi numerosi di fabbricato fino all’alto di Pagliano e sempre dal lato destro una piscina grande il cui lato più lungo è tangente alla crepidine della via. Da questo punto discende al fosso delle Risiere e lo passa poco a destra dell’attuale ponte sulla via Dogana”.


Carta archeologica d'Italia di Gamurrini, Cozza, Pasqui - La Cassia vetus al Paliano

Carta archeologica d’Italia di Gamurrini, Cozza, Pasqui – La Cassia vetus al Paliano


Le mappe contenute nella Carta archeologica di Gamurrini, Cozza, Pasqui del 1881-1887 su questo punto delineano il passaggio della Cassia vetus ad est dei ruderi, in maniera tangente.


Viterbo - Alcuni ruderi degli impianti termali romani al Paliano

Viterbo – Alcuni ruderi degli impianti termali romani al Paliano


Nel suo diario di campagna Pasqui, il 2 dicembre 1882, annotava infine: “Presso alle sorgenti (delle Masse di San Sisto ndr) sta un avanzo di grande edifizio quadrato, a cui aderiscono due piscine; poco sotto e quasi parallelo al primo, altro edifizio più piccolo ed isolato. Poco sotto alle sorgenti dove il terreno pianeggia trovasi una piscina di calcistruzzo e lì dinnanzi un piccolo tratto conservato della Cassia. In basso poi e obbliquamente opposto a questi ruderi corre un acquedotto che immette in un piccolo castello a torricella; e lì presso pure corre la Cassia”.

Qui Pasqui di fatto descrive i ruderi che ancora oggi stanno in cima alla collina delle masse di San Sisto. Qui si trovano inoltre le terme delle masse di San Sisto propriamente dette, utilizzate da tempo immemorabile e descritte non solo nei trattati medievali, come quello di Mastro Gerolamo, ma anche rinascimentali e moderni.

E ciò sta ad indicare un uso collettivo delle acque termali assimilabile a un uso civico non “codificato”, da considerare oggi, molto probabilmente, un dominio collettivo ai sensi della legge Rodotà n. 168 del 2017. 


Viterbo - I lavori lungo la Trasversale

Viterbo – I lavori lungo la Trasversale


Gli scavi di quello che a occhio nudo può sembrare travertino stanno avvenendo dalle parti del Paliano, lungo la trasversale, da dove è possibile vederli. Attorno, una zona archeologica importante conosciuta da almeno tre secoli e testimoniata dalla Carta archeologica di Gamurrini, Cozza e Pasqui. Così come da studi successivi. Un’area raccontata anche dal sacerdote archeologo Semeria e accennata dal mercante archeologo inglese George Dennis.


Viterbo - I lavori lungo la Trasversale

Viterbo – I lavori lungo la Trasversale


Considerando che si tratta appunto di una zona archeologicamente rilevante, con testimonianze ancora visibili degli antichi impianti termali romani, e che i lavori lungo i terreni a ridosso della trasversale Orte-Civitavecchia stanno avvenendo nei pressi di un’area vincolata dal ministero dei beni culturali nel 2019, soprintendenza e Mibact forse dovrebbero in qualche modo chiarire cosa sta avvenendo e, nei limiti del possibile, l’obiettivo di tutto questo scavare. E se questo scavare possa avvenire anche a poca distanza dai reperti archeologici di un impianto termale d’epoca romana.

Inoltre, se i tracciati della Cassia romana, in particolar modo della via Cassia vetus, così come testimoniata dalla Carta archeologica d’Italia della fine dell’ottocento, possano o meno attraversare i terreni interessati dai lavori di scavo. E se, infine, non sarebbe opportuno promuovere quanto prima, ad esempio attraverso l’utilizzo del georadar, studi in grado di identificarne con certezza il percorso delle due Cassie e verificare con certezza se attraversano o meno la zona interessata dai lavori di scavo?

Daniele Camilli 


 Fotogallery: I lavori lungo i terreni della Trasversale


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