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“Il Covid se ne è andato ma ora ho difficoltà a parlare e camminare, imbecille chi dice che non esiste”

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Fiorella Biribicchi

Fiorella Biribicchi

Viterbo – È fine aprile quando Fiorella Biribicchi, operatrice sociosanitaria di Viterbo, si libera del Coronavirus. Sono passati quattro mesi da quando gli ultimi tamponi a cui è stata sottoposta hanno dato esito negativo. “Ma non sono guarita – dice oggi -. Ho difficoltà muscolari e nella parola, non ho più forza e non cammino bene. Ho le difese immunitarie azzerate e una parte del corpo non va d’accordo con l’altra”.

La sua testimonianza arriva poche ore dopo un’impennata di nuovi casi che nella Tuscia non si vedeva da settimane. Una situazione che riflette quanto sta accadendo nel resto d’Italia. “Se con questo messaggio riuscissi ad aiutare anche una sola persona a non vivere tutto quello che ho passato e sto continuando a passare io, sarebbe una cosa bellissima”.

Biribicchi ha trascorso più di un mese all’ospedale di Belcolle, ricoverata nel reparto di malattie infettive e poi in terapia intensiva. Ha compiuto sessantacinque anni attaccata alle macchine, che l’aiutavano a respirare. “I primissimi sintomi – ricorda -, che sono stati senso di debolezza, dolori muscolari e tosse secca, li ho ricondotti alla stanchezza per il lavoro. Alla prima febbricola mi sono autoisolata, ma la situazione è subito precipitata. Le cose andavano sempre peggio e ho iniziato a stare malissimo”.

Diventa necessario il ricovero in ospedale. “Ho capito di avere il Covid quando mi hanno portata a malattie infettive. Non riuscivo a respirare, ed è qualcosa di pauroso. Hanno provato con il casco, ma niente. Così mi hanno intubata. I miei polmoni erano un macello e i medici credevano che non riuscissi a superare la notte. Fortunatamente sono viva, però non sono più la Fiorella di prima: andavo a mille ed ero instancabile”.

Ora l’infezione non c’è più, “ma non sono guarita – afferma Biribicchi -. Sto provando a riprendere in mano la mia vita, ma non è semplice. Il virus mi ha lasciato difficoltà muscolari e nella parola, non cammino bene e non ho più forza. Proprio io, che facevo un lavoro che richiede anche tanta energia… Una parte del mio corpo non va d’accordo con l’altra, ho le difese immunitarie azzerate e di conseguenza devo avere massima accortezza: pure un raffreddore può essermi fatale. Per non parlare dello shock psicologico, che hanno subìto anche le persone a me care. Mi auguro che con il tempo la mia situazione possa migliorare, ma è una speranza. Sto facendo tanti accertamenti, con i medici che continuano a seguirmi”.

Eppure c’è chi si ostina a negare l’esistenza del Covid. “Imbecilli – tuona Biribicchi con voce ferma -. Come si fa a dire una cosa del genere? Io non respiravo, non respiravo. Ed è tragico, tragico. Ma scherzano? Io il Coronavirus l’ho vissuto sulla mia pelle e ne sto ancora pagando le conseguenze. Così, poi, si offende anche il lavoro e la dedizione di medici e infermieri. Si stanno sacrificando e rischiano di mettere a repentaglio la loro vita per salvare quella degli altri. Io non permetto a nessuno di denigrare chi si è prodigato, e sta continuando a farlo, per me”.

Infine un appello ai giovani. “Nessuno è immortale, né voi né i vostri nonni. Proteggetevi e proteggeteli mettendovi la mascherina e usando i cervello. Non siate superficiali ed evitate di fare sciocchezze. Le accortezze non possono ancora mancare. Sconfiggiamo questo virus (perché esiste, eccome se esiste) per tornare a vive come prima, nella normalità. Almeno voi…”.

Raffaele Strocchia


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