Capranica – “Una vera e propria macchina del fango per accanirsi contro di me e contro la politica che, invece, si impegna per trovare soluzioni e risolvere problemi ai cittadini”. Pietro Nocchi, sindaco di Capranica e presidente della Provincia, commenta così il caos sollevato da un esposto dell’associazione “A testa alta” in seguito all’acquisto di una partita di mascherine da parte del Comune i primi di maggio. Esposto che ora ha dato il via a un’indagine dei carabinieri per fare piena luce sulla vicenda.
Ecco i fatti. Il 6 maggio 2020, in piena emergenza Coronavirus, il Comune di Capranica emette una determinazione (la numero 186) che ha come oggetto la fornitura di mascherine protettive in tessuto multiuso da distribuire alla cittadinanza. Mascherine acquistate dalla Comoflex di Riccardo Morera, ditta che in realtà si occupa di altro ma che, per rispondere in tempi brevi all’emergenza, riconverte le sue produzioni creando appunto i dpi.
La determinazione parla di 7250 mascherine (alcune multiuso, altre monouso) per un prezzo totale di 4867,80 euro Iva compresa. Ma 2.250 pezzi sono completamente omaggio, le altre cinquemila sono suddivise in due gruppi: quattromila multiuso al prezzo di 90 centesimi l’una e mille monouso a 39 centesimi.
Le mascherine in questione, però, secondo il consigliere di minoranza Franco Cavalieri, dell’associazione “A testa alta” sono state consegnate a partire già dal 5 maggio. Da qui l’ipotesi che quella determinazione possa definirsi “un falso in atto pubblico”.
“A me sembra tutta un’assurdità – commenta il sindaco di Capranica Pietro Nocchi -. Ci additano come “colpevoli” per qualcosa di burocratico, quando invece dovrebbero ringraziarci per la celerità con cui ci siamo mossi in quei giorni. Forse chi ci accusa si dimentica del clima di panico di quelle settimane, di quanto fossero indispensabili, ma introvabili le mascherine. Chi le trovava le comprava a prezzi esorbitanti ovunque: in Italia, in Europa, nel mondo… E noi cosa abbiamo fatto? Ci siamo affidati a una ditta di Capranica che senza tentennamenti si è messa a lavorare h24 riconvertendo la propria produzione per creare mascherine e distribuirle ai cittadini. Per altro più di duemila completamente gratis”.
I carabinieri, comunque, hanno avviato un’indagine. Hanno sequestrato la documentazione negli uffici comunali e sono al lavoro per chiarire se, e in che termini, ci possano essere state delle irregolarità.
“Io sono a completa disposizione delle forze dell’ordine e della magistratura – prosegue Nocchi -. Sono tranquillissimo. Questa, piuttosto, mi pare solo una macchina del fango per ottenere non si sa cosa. C’è un problema burocratico coi tempi della determinazione? Vedremo, i carabinieri verificheranno, come è giusto che sia. Ma non mi si venga a dire che c’è dell’altro. Chi ha trovato il tempo di accusare me forse aveva tanto tempo libero da riempire. Io ero al lavoro dalla mattina alla sera per aiutare chi aveva bisogno di mascherine, chi non poteva nemmeno uscire di casa quando non ne aveva nemmeno una…”.
“A testa alta” contesta a Nocchi anche il fatto che in quei giorni erano già in distribuzione le mascherine fornite dalla Regione Lazio. Che necessità c’era, sostiene l’associazione, di comprarne delle altre e proprio da quella ditta?
“Le mascherine della regione Lazio – spiega Pietro Nocchi -, specialmente le primissime che distribuirono, non erano certo di una qualità eccellente. E poi, comunque, non bastavano in ogni caso. Abbiamo distribuito anche quelle, ma non erano sufficienti. Queste della Comoflex erano lavabili e riutilizzabili. Ancora adesso, dopo tre mesi, c’è chi le usa e gli stessi membri dell’associazione “A testa alta” le hanno ricevute e indossate…”.
Altra “contestazione” è quella relativa al fatto che le stesse mascherine siano state acquistate anche dalla Provincia (di cui Nocchi è presidente) e dalla Talete (Nocchi come presidente della Provincia è anche al vertice dell’Ato ndr). “Che dire – conclude Nocchi -? Ripeto quello che ho detto prima: quella ditta si è messa a testa a bassa a lavorare e a garantire un buon prodotto a un prezzo bassissimo. Anche altri sindaci all’epoca mi chiesero contatti per poter risolvere il problema dell’approvvigionamento dei dpi per i comuni che amministravano. Non capisco cosa c’è di male…”.
Francesca Buzzi
