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Ok alla chiusura di pozzo San Valentino, nuova vita alla “callara” e al parco termale del Bullicame

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Viterbo - Il Bullicame

Il Bullicame

Viterbo - Bullicame - L'acqua alla sorgente

L’acqua alla sorgente

Viterbo – (sil.co.) – Area termale del Bullicame, via libera della Regione Lazio alla chiusura del pozzo San Valentino che dovrebbe rivitalizzare la storica “callara” dove si trova la stele dedicata al sommo poeta Dante Alighieri e le adiacenti “pozze”. L’okay alla “chiusura-ricondizionamento” del pozzo è contenuto nella determinazione del 27 luglio 2020 firmata dalla dirigente Flaminia Tosini e pubblicata nel bollettino ufficiale della Regione Lazio del 20 agosto. Ma nelle more della perforazione del pozzo Sant’Albino, previsto per garantire un futuro all’Hortel Salus Terme, si potranno ancora effettuare “prelievi controllati” pro stabilimento. Ago della bilancia il comune. Che deve agire, pena la revoca della concessione. 

Il pozzo San Valentino, perforato nel 1986, si trova infatti all’interno della proprietà Gestervit Terme srl, ma all’interno della più ampia concessione di acqua termominerale Bullicame di cui, dal 23 luglio 2017, è concessionario per 30 anni il comune di Viterbo. La sua chiusura dovrebbe far risorgere la “callara” e far rifiorire di conseguenza il parco termale del Bullicame.

I guai per l’ex “mare dei viterbesi” sono cominciati il 25 novembre 2014 quando, in seguito ad un intervento non autorizzato, si sarebbe registrato un abbassamento del livello del Bullicame e un aumento di portata dell’attigua sorgente San Valentino, che ha portato il comune ad emettere l’ordinanza sindacale n. 113 del 02.12.2014, nella quale si intimava alla Gestervit di procedere alla chiusura del pozzo. 

Sono quindi seguite una serie di alterne vicende, sfociate nel via libera alla “chiusura-ricondizionamento” del pozzo contenuto nella determina del 27 luglio 2020 pubblicata nel bollettino ufficiale della Regione Lazio del 20 agosto.  

E’ stato invece pubblicato il 9 maggio 2019 il bando per la perforazione del pozzo Sant’Albino, cui ha partecipato però la sola Gestervit, la quale è stata ritenuta non idonea per via del contenzioso col comune. Nel frattempo è la stessa società he provvede all’alimentazione della callara del Bullicame tramite 200 metri di tubo, con una pompa attaccata notte e giorno al San Valentino.


Riflettori puntati sul Bullicame

“Prima dell’avvio, durante e successivamente alla conclusione dei lavori – si legge nella determina della Regione – dovrà essere monitorato il livello della sorgente Bullicame, in collaborazione con il direttore di miniera della concessione Bullicame. I lavori in questione devono in ogni caso, essere eseguiti in modo da non intaccare assolutamente la falda presente nella zona. Nelle more dell’attivazione del pozzo Sant’Albino, è consentita la possibilità di una ‘gestione controllata’ dei prelievi”. 

“Il progetto – si legge nella determina della dirigente Flaminia Tosini dello scorso 27 luglio – si configura come intervento di interdizione all’erogazione ed alla fruizione delle acque termali, con l’unico scopo di disporre di un punto di controllo e monitoraggio della risorsa, ottemperando a quanto previsto dalla determinazione del 2017, mantenendo comunque, nelle more dell’attivazione del pozzo Sant’Albino, la possibilità di consentire una ‘gestione controllata’ dei prelievi da parte del concessionario (comune di Viterbo), che dovranno comunque essere assentiti con opportuni atti dalla Regione Lazio, secondo quanto previsto dalla normativa vigente e nell’ambito dei limiti di portata previsti nella determinazione G10816/2017″.

Nella determina di luglio 2020 si specifica inoltre che “almeno 7 giorni prima dell’avvio dei lavori descritti nel progetto esecutivo” è necessario inviare alla direzione politiche ambientali e ciclo dei rifiuti-area valorizzazione delle georisorse della Regione Lazio una serie di documenti tra cui la “descrizione delle modalità e cronoprogramma di monitoraggio degli effetti della chiusura del pozzo sulla sorgente Bullicame sulla sorgente San Valentino”.


Prescritto il monitoraggio della “callara”

Vengono poi date una serie di indicazioni: “Utilizzo, in caso di necessità e ove la consistenza delle pareti lo consenta, per stabilire con certezza la profondità in cui attestare l’avampozzo, di un packer a forno nudo, allo scopo di verificare che alla profondità raggiunta non si abbiano risalite di fluido termale né attraverso il pozzo, né attraverso la sorgente; utilizzare preferibilmente fango bentonitico opportunamente dosato, con eventuale addizione di barite, in fase di avanzamento di intasamento del foro; attenta valutazione dell’eventuale utilizzo di ghiaietto siliceo bene arrotondato al fine di evitare fenomeni di intasamento del foro; monitoraggio dei livelli e delle portate della sorgente Bullicame e della vicina sorgente San Valentino prima, durante e dopo i lavori sul pozzo; utilizzo di tutti i dispositivi di legge per la tutela dalle emissioni gassose. 

“Ogni eventuale emungimento dai pozzi in concessione superiore a quello autorizzato, anche se finalizzato a monitoraggi o a prove per la verifica degli abbassamenti della falda – si legge ancora nell’ordinanza – deve essere preventivamente comunicato alla Regione Lazio-Direzione politiche ambientali e ciclo dei rifiuti-Area valorizzazione delle georisorse”. 


Nel 2015 un tentativo riuscito a metà

A seguito della determinazione regionale del 3 marzo 2015, che approvava il progetto di ricondizionamento del pozzo San Valentino, nel 2015 la società Trivelpozzi srl, su incarico della Gestervit, ha avviato una cementazione dal basso, procedendo dapprima all’interno della sorgente. Tale intervento, seppur riuscito, ha determinato una perdita di flusso, a livello di avampozzo, circa 4 metri a sud-est della sorgente San Valentino e la cementazione del pozzo, prevista nella fase successiva non è stata portata a termine in virtù delle complicanze tecniche sopravvenute e in considerazione di una probabile ulteriore perdita alla base della sorgente che avrebbe rischiato di produrre una nuova perdita di carico al Bullicame. 

Fatto sta che la chiusura effettuata nel 2015, andata solo parzialmente a buon fine, avrebbe determinato nel tempo una perdita di flusso e una mancata ricarica del Bullicame e successivamente non sono state realizzati ulteriori tentativi di chiusura-ricondizionamento del pozzo, nonostante la prescrizione in tale senso prevista nella già citata determinazione dirigenziale del 23 luglio 2017.


A rischio la concessione trentennale al comune

Sono passati altri quasi tre anni e in seguito al sopralluogo effettuato lo scorso 11 febbraio, il comune è stato sollecitato a ottemperare alla chiusura: “Tenendo conto che la mancata osservanza di quanto prescritto è causa di avvio di revoca della concessione da parte dell’amministrazione regionale“.

Nella nota inviata dalla Regione il 12 marzo 2020 si rinnova l’invito al comune di Viterbo “a provvedere con immediatezza a quanto già disposto con il verbale di sopralluogo redatto dai funzionari regionali lo scorso 11 febbraio 2020, ovvero alla chiusura mineraria del pozzo SanValentino in ottemperanza a quanto previsto nella determinazione del 28 luglio 2017, tenendo conto che la mancata osservanza di quanto prescritto è causa di avvio di revoca della concessione da parte dell’amministrazione regionale”. 


Okay al progetto esecutivo di ricondizionamento del sistema pozzo-sorgente

Il comune, nel frattempo, ha avviato la procedura in danno al destinatario inadempiente dell’ordinanza sindacale numero 113 del 2014, chiedendo alla Regione Lazio una valutazione del progetto “Relazione tecnica ed idrogeologica, con prime indicazioni progettuali, descrittiva dell’attività sul sistema Pozzo/Sorgente S. Valentino” trasmesso dalla Gestervit in riscontro ai solleciti del comune di Viterbo. Il 7 maggio 2020 la Regione Lazio ha considerato coerente il progetto con la finalità di chiusura del pozzo e con la situazione idrogeologica e idraulica del sito, chiedendo però delle integrazioni progettuali, nonché un parere del direttore di miniera della Concessione Bullicame. 

Il 28 maggio la Gestervit ha trasmesso il progetto esecutivo dei lavori di ricondizionamento del sistema pozzo-sorgente San Valentino denominato “Progetto esecutivo e relazione tecnica, dei lavori di ricondizionamento del sistema pozzo/sorgente S. Valentino”. Il progetto è stato presentato a firma del geologo Roberto Troncarelli e approvato con le indicazioni del geologo Giuseppe Pagano, direttore di miniera della concessione Bullicame. Il 30 giugno il comune di Viterbo ha trasmesso a sua volta il progetto esecutivo proposto dalla Gestervit, completo delle integrazioni prescritte e del parere del direttore di miniera. 

 


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