- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Picchia una donna e scappa, 48enne sfugge all’arresto per mancanza di flagranza

Condividi la notizia:

La suprema corte di Cassazione

La suprema corte di Cassazione

Viterbo – (sil.co.) – Picchia una donna e scappa, 48enne sfugge all’arresto per mancanza di flagranza. Contro di lui solo la parola della presunta vittima.

Lo scorso 25 febbraio è stato arrestato dai carabinieri per violazione di domicilio e lesioni ai danni di una donna, ma due giorni dopo il gip non ha convalidato il fermo per mancanza di flagranza in quanto l’uomo, un 48enne, si sarebbe dato alla fuga prima dell’arrivo dei militari ai quali non è rimasto che raccogliere la denuncia della presunta vittima. 

Non sono bastati lo stato di ubriachezza, la fuga, i danni al cancello e alla macchina, né tanto meno le lesioni visibili sulla donna. Contro la decisione del giudice per le indagini preliminari  ha fatto ricorso la procura della repubblica di Viterbo, ma anche la cassazione ha detto no all’arresto, confermando al termine dell’udienza dello scorso 9 luglio l’ordinanza del gip dl 27 febbraio 2020. 

Il 48enne è stato fermato sei mesi fa dai carabinieri di Grotte Santo Stefano.

Un arresto che però secondo il gip del tribunale di Viterbo è stato eseguito: “In base alle sole dichiarazioni della persona offesa, non considerando la constatazione di tracce oggettive del reato da parte della pattuglia che interveniva sul luogo a seguito della chiamata telefonica della presunta parte offesa, in particolare la fuga dell’indagato al momento dell’intervento, l’accertamento dello stato di ubriachezza dello stesso, il danneggiamento del cancello dell’abitazione della vittima, che quest’ultima riferiva essere stato forzato dal 48enne urtandolo con la propria autovettura, la presenza su detto veicolo di danni coerenti con tale azione, e le lesioni visibili sulla donna”. 

“Va rammentato – si legge nelle motivazioni della suprema corte – che i principi affermati dalla giurisprudenza di legittimità impongono, perché sia ravvisabile la condizione della ‘quasi flagranza’, il rinvenimento, da parte degli agenti operanti, di tracce che colleghino inequivocabilmente il reato alla persona dell’arrestato, evidenziando che quest’ultimo abbia commesso il reato in tempo immediatamente precedente”.

“Orbene, considerato che tale connotazione non può essere all’evidenza attribuita, fra gli elementi segnalati dal ricorrente, al mero stato di ubriachezza rilevato sulla persona dell’indagato, di per sé privo di significato rispetto alle condotte commesse in danno della vittima, ed alle lesioni e ai danni subiti da quest’ultima, non costituenti segni connessi al soggetto arrestato, gli unici dati astrattamente valutabili nella prospettiva giuridica riportata potrebbero essere individuati nei riferimenti del ricorso alla fuga dell’arrestato al momento dell’intervento dei carabinieri ed alla constatazione, sull’autovettura del predetto, di danni corrispondenti a quelli accertati sul cancello dell’abitazione della persona offesa, che con quel veicolo sarebbe stato forzato”.

“Ma, conformemente del resto a quanto osservato nel provvedimento impugnato, dalla lettura del verbale di arresto risulta, quanto al primo elemento, che l’uomo non veniva visto dai carabinieri intervenuti sul luogo del fatto, essendosi già dato alla fuga secondo quanto riferito dalla persona offesa; e, per ciò che riguarda la seconda circostanza, non emerge invece dal verbale il rilevamento, sull’autovettura del 48enne di tracce riferibili all’urto con il cancello della presunta parte offesa. Per questi aspetti, pertanto, il ricorso è comunque manifestamente infondato”. 


Condividi la notizia: