Viterbo – (sil.co.) – In cassa paga soltanto un flacone di detersivo e un rotolo di carta, ma nelle borse e nel reggiseno nasconde refurtiva per 198 euro.
Protagonista una donna di 25 anni, entrata in azione in un supermercato del capoluogo lo scorso 25 febbraio assieme a una complice minorenne. Per questo la donna è stata arrestata in flagranza per furto pluriaggravato: dalla destrezza e anche dal fatto di avere coinvolto nel reato una persona di età inferiore ai 18 anni.
Rimettendola subito in libertà dopo la convalida del fermo, il giudice del tribunale di Viterbo ha disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria contro il quale la 25enne ha fatto ricorso prima al tribunale del riesame, che lo ha rigettato il 12 maggio, e poi in cassazione, che lo ha dichiarato inammissibile lo scorso 16 luglio, confermando la misura e condannando l’imputata al pagamento delle spese e anche a una multa di tremila euro.
La difesa, chiedendo l’annullamento dell’ordinanza, contava sul fatto che potessero venir meno le aggravanti della destrezza e del coinvolgimento della minore, motivi per cui il reato è procedibile d’ufficio.
L’aggravante della destrezza, in particolare, sarebbe stata da ritenere insussistente dal momento che, tramite la videosorveglianza, le due ladruncole erano state viste dal direttore mentre prendevano merce dagli scaffali e la occultavano parte nelle borse personali che tenevano a tracolla e parte negli indumenti intimi, senza che sia emersa una speciale abilità nella sottrazione.
Riguardo invece al coinvolgimento nel furto di una persona minore, la difesa ha provato a fare leva sul fatto che quest’ultima, una volta arrivata alla cassa, forse intimorita dalla cassiera, è tornata indietro ed ha poggiato sugli scaffali la merce che aveva in precedenza occultato.
“A commettere il furto – si legge nel ricorso – è stata la sola odierna imputata, non avendo avuto alcun ruolo la ragazza minore di età, che ha pensato di commettere il furto ma, come dice lo stesso direttore, forse per paura, ha lasciato tutta la merce inizialmente sottratta, desistendo volontariamente dalla commissione del reato (…) la ragazza minorenne non ha fatto alcunché se non essersi limitata ad assistere all’attività criminosa posta in essere dalla 25enne, sicché la condotta della stessa non si ritiene possa configurare una propria responsabilità a titolo di concorso ma, al più, una mera connivenza non punibile”.
La cassazione, dichiarando inammissibile il ricorso, concorda con le conclusioni del riesame, che ha sottolineato “le particolari abilità e scaltrezza dimostrate dalla donna, che ha occultato gran parte della merce nelle borse personali e nel reggiseno ed ha mostrato alla casa solo due oggetti di modesto valore economico, cioè un detersivo ed un rotolo di carta”.
Nessun dubbio sul coinvolgimento della minore. “Dagli elementi emersi – si legge nelle motivazioni – è palese come la minore con la sua presenza rafforzava il proposito criminoso della 25enne, partecipando altresì alla sottrazione della merce in contestazione in evidente accordo con l’indagata”.
