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Sestina, ricoverata in clinica, si è confidata con le parrucchiere del salone dove lavorava

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Maria Sestina Arcuri

Maria Sestina Arcuri

Giallo di Ronciglione - Il terzo sopralluogo dei Ris

Giallo di Ronciglione – Il terzo sopralluogo dei Ris

Andrea Landolfi

Andrea Landolfi

Ronciglione – (sil.co.) – Morte di Maria Sestina Arcuri, tra le testimonianze più attese, quando dopo la pausa estiva riprenderà il processo per omicidio al fidanzato Andrea Landolfi, ci sono quelle delle colleghe di lavoro della parrucchiera 26enne venuta dalla Calabria a Roma per realizzare il suo sogno di lavorare in un grande salone della capitale. E’ la giovane precipitata  la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019 dalle scale di casa della nonna del fidanzato con cui stava da poco più di tre mesi a Ronciglione.

Una delle sue colleghe di lavoro avrebbe dovuto essere ascoltata durante l’udienza del 2 luglio, ma solo successivamente alla citazione al suo vecchio indirizzo si è saputo che nel frattempo si sarebbe trasferita in una città del settentrione.

La testimone è stata citata tra i testi dell’accusa indicati dal pm Franco Pacifici, mentre l’avvocato di parte civile dei familiari della vittima, Vincenzo Luccisano, vuole sentire anche un’altra delle parrucchiere con cui Sestina ha condiviso lavoro e confidenze, tra cui quelle relative ai motivi per cui, a ottobre 2018, sarebbe stata ricoverata al Centro per la tutela della salute della donna e del bambino Sant’Anna, una clinica ostetrica e ginecologica a Roma.

Dei diversi accessi presso la struttura capitolina sarebbero stati informati anche i suoi datori di lavoro. 

I difensori Serena Gasperini e Daniele Fabrizi, a loro volta, hanno chiesto se fossero state acquisiste informazioni o documentazione sanitaria su eventuali ricoveri precedenti della giovane mentre si trovava a Nocara, il piccolo centro in provincia di Cosenza del quale è originaria. 

Nel fascicolo del processo, inoltre, si trova anche la documentazione medica relativa a pugile 31enne, la cui personalità borderline sarebbe stata accertata già nel 2008. 

Il 10 febbraio 2019, una settimana dopo la caduta e quattro giorni dopo la morte di Sestina, Landolfi sarebbe ricorso alle cure dei sanitari del pronto soccorso dell’ospedale. Il 15 febbraio, mentre era intercettato, sarebbe stato contattato dal Dipartimento di salute mentale, mentre il 26 febbraio sarebbero intercorse telefonate con la madre da cui sarebbe emerso uno stato depressivo dell’imputato. Il 28 febbraio, infine, il 31enne si sarebbe recato al policlinico Umberto I di Roma. 

Successivamente Landolfi è stato ricoverato presso un centro alle porte della capitale, una comunità terapeutica sulla Cassia, dove è stato prelevato lo scorso 25 settembre dai carabinieri dopo il via libera definitivo della cassazione alla richiesta di misura di custodia cautelare in carcere della procura. A Regina Coeli il 31enne avrebbe tentato tre volte di togliersi la vita, dove è stato anche ricoverato nel repartino psichiatrico e sottoposto a regime di altissima sorveglianza per scongiurare ulteriori tentativi. 

 

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