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Viterbo – “Siamo minoranza quantitativa e qualitativa, ma non dobbiamo scoraggiarci. Ciascuno di noi deve prendersi la propria responsabilità e invertire il processo creando anche comunità piccole, ma attraenti per i fedeli. Chiediamo a San Lorenzo di aiutarci a trovare questo senso di responsabilità”. Con queste parole il vescovo di Viterbo Lino Fumagalli ha celebrato l’omelia in occasione della festa di San Lorenzo martire, titolare della chiesa cattedrale.
La celebrazione eucaristica ieri pomeriggio. Il 10 agosto si festeggia il Santo, giorno del suo martirio. Un appuntamento aperto a tutti i fedeli, sempre nel rispetto delle norme anti-Covid-19.
Nell’omelia il vescovo Fumagalli ha invitato alla riflessione perché “siamo minoranza quantitativa e qualitativa”. Il vescovo ha parlato a cuore aperto ai fedeli in modo che possa essere invertito un processo di impoverimento della chiesa cristiana.
“Io vorrei riflettere questa sera sulla situazione che sta vivendo il cristianesimo in Italia. Siamo minoranza quantitativa e qualitativa, ma non dobbiamo scoraggiarci – ha precisato -. Minoranza quantitativa perché le nostre chiese perdono sempre più fedeli. In alcune nazioni europee hanno messo in vendita le chiese. In Italia non siamo ancora arrivati a questo punto, ma indubbiamente si nota un calo costante e si nota l’assenza di una parte consistente della nostra popolazione, dai 16 anni ai 44. Quella parte quindi che è il futuro immediato. Ma allora, senza scoraggiarci, dobbiamo porci la domanda ‘perché c’è questo calo quantitativo?’.
E ancora. “Siamo però anche minoranza qualitativa – ha aggiunto il vescovo -. I criteri e i valori fondamentali, che sono alla base della vita di molti, non si legano più alla cultura del Vangelo. Chiamiamolo relativismo o pensiero debole. L’uomo non vive più i valori del Vangelo e anzi dice che non li vuole conoscere. Ciò che conta è il proprio tornaconto che cambia con il cambiare dei tempi e dell’età delle persone. In questo contesto siamo chiamati a non lamentarci e ciascuno di noi deve prendersi la propria responsabilità e invertire il processo creando comunità piccole e attraenti per i fedeli”.
Il vescovo Fumagalli ha così chiesto l’intervento di San Lorenzo per aiutare la chiesa e la sua comunità a invertire questo processo di impoverimento. “Chiediamo a San Lorenzo di aiutarci a trovare questo senso di responsabilità – ha aggiunto il vescovo -. Siamo tutti chiamati a percorrere una vita più coerente dove Dio ci sostiene, ci illumina e ci indirizza alla vita”.
San Lorenzo è stato uno dei sette diaconi di Roma, dove venne martirizzato nel 258 durante la persecuzione voluta dall’imperatore romano Valeriano nel 257. La chiesa cattolica lo venera come Santo e la chiesa cattedrale di Viterbo come protettore titolare. Il martirio di San Lorenzo avvenne quattro giorni dopo la decapitazione del papa Sisto II, al quale è dedicata la chiesa all’interno di Porta Romana. Secondo la tradizione, San Lorenzo sostenne un atroce martirio sulla graticola. Fu deposto nel campo Verano sulla Tiburtina, dove Costantino edificò la basilica a lui intitolata.
Durante l’omelia il vescovo Fumagalli ha ricordato la vita del Santo: “E’ stato un esempio di fedeltà a Dio e di servizio alla chiesa e agli ultimi… E’ stato così tanto sereno nel seguire la via indicata dal Signore che, dicono i racconti, scherzò anche in punto di morte”.
A partecipare alla celebrazione la confraternita del Gonfalone e i cavalieri dell’ordine di Malta. Nel corso della messa anche un ricordo per il vescovo emerito Lorenzo Chiarinelli, venuto a mancare la sera del 3 agosto scorso.
Al termine la benedizione con il reliquiario di San Lorenzo.
Maurizia Marcoaldi




