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Accusato di violenza da badante, la moglie: “Mio marito sono 30 anni che non funziona più”

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Viterbo – (sil.co.) – “Mio marito sono 30 anni che non funziona più”. A dirlo davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone la moglie di un ottantenne dell’Alta Tuscia accusato di violenza sessuale dall’ex badante della sorella. In aula l’audio di una telefonata in cui la presunta vittima insinua: “Tutto il paese sa, tutto il paese parla”.

Parte offesa una quarantenne romena rimasta in servizio presso la famiglia per sei mesi, tra la primavera e l’autunno del 2017.

Dopo essersi licenziata dalla sera alla mattina, lasciando le chiavi in custodia al bar, la donna ha denunciato l’anziano e fatto causa ai datori di lavoro, tornando in patria una volta avuto “ristoro”. Al processo si è costituita parte civile con l’avvocato Piero Ceccarelli. 

“Sempre con quella mano schifosa pronta a toccarmi dappertutto… “, ha detto nel corso dell’udienza del 12 giugno 2019, quando è stata sentita la sua testimonianza.

L’imputato, difeso dalle avvocatesse Stefania Olimpieri e Elisabetta Centogambe, si è sempre proclamato innocente.

In suo soccorso, durante l’udienza di ieri, è arrivata la moglie che, nonostante sia costretta in carrozzina, ha voluto comunque venire fino a Viterbo per testimoniare a favore dell’anziano coniuge, sottolineando come sia improbabile che l’uomo abbia quel tipo di pulsioni. “Impossibile – ha detto – mio marito sono 30 anni che non funziona più”.

Innocente anche secondo un’altra badante romena, già in servizio presso la famiglia.

“Sono stata io a presentargli la parte offesa, una connazionale che avevo conosciuto in ospedale e che mi aveva detto di essere in grave difficoltà. L’imputato non ha mai alzato un dito nei miei confronti, mai una parola fuori posto, è una persona gentile e perbene. Credo che la presunta vittima abbia visto cose che non esistono. Con me lei si lamentava che lui le portasse i panini con la porchetta, che si offrisse di accompagnarla in macchina e perfino che le dicesse ‘bella’. Io le ho risposto che per me, quando mi dicono ‘bella’, è un complimento”. 

Su richiesta della difesa, in aula, al termine dell’udienza, è stato ascoltato un file audio di una telefonata fortuitamente registrata dalla segreteria telefonica di casa dell’imputato, la sera prima che la badante se ne andasse via senza preavviso.

Si sente la presunta vittima (che aveva rifiutato il contratto per non perdere la disoccupazione) invitare a un incontro la moglie dell’imputato (che le dice di volerla mettere a posto il giorno dopo), insinuando molestie da parte del marito, aggiungendo che “tutto il paese sa, tutto il paese parla” e spiegando di avere “tutte le prove, tutto registrato”. 

La pm Paola Conti ha acquisito l’audio, in cui si sente di sottofondo la voce dell’imputato che grida e dà della “birbacciona” alla presunta vittima, per capire esattamente cosa l’uomo dica. 

Si torna in aula il 4 novembre per la discussione. 


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