New York – Se ne è andata a 89 anni, dopo una lunga battaglia contro un cancro al pancreas che non le ha lasciato scampo.
L’America dice addio alla giudice Ruth Bader Ginsburg, icona femminista dei diritti delle donne. Nominata alla Corte suprema da Bill Clinton nel 1993, è stata costantemente impegnata a difendere i diritti ovunque venissero violati, la sua vita è stata un susseguirsi di battaglie sociali: dal diritto all’aborto al matrimonio gay, dall’immigrazione all’assistenza sanitaria per tutti.
“Non chiedo favori per il mio sesso, chiedo solo che smettano di calpestarci”: la sua più celebre dichiarazione in tribunale era stato il motto di tutta una vita.
Nata a Brooklyn il 15 marzo del 1933, studiò ad Harvard e dopo la laurea fu a lungo impossibilitata ad esercitare perché nessuno voleva assumere un avvocato donna. Con la sua morte, il presidente Donald Trump potrebbe avere la possibilità di cementare la maggioranza conservatrice alla Corte suprema americana, attualmente formata da 5 giudici repubblicani su nove: un sesto, per intenderci, potrebbe influenzare le scelte legislative e sociali di questo paese per le prossime generazioni.
Comincia ora il braccio di ferro con i democratici sulla successione. Anche se lo stesso magistrato, poco prima di morire aveva dettato alla nipote Clara Spera la sua volontà: “Spero di non essere sostituita fino a che un nuovo presidente si sarà insediato”.
