Viterbo – (sil.co.) – A processo il 30enne accusato di violenza sessuale da sei bambine, parte civile una sola delle vittime. Sarà giudicato con l’abbreviato davanti alla gip Savina Poli il prossimo 23 ottobre.
E’ stata accolta la richiesta della difesa di giudicare col rito alternativo che in caso di condanna prevede lo sconto di un terzo della pena il trentenne d’origine pakistana arrestato una prima volta nel giugno del 2019 e poi nuovamente a ottobre dell’anno scorso con l’accusa di violenza sessuale aggravata.
Contro il giovane, che fino all’arresto lavorava come bracciante agricolo nelle campagne viterbesi, si è costituita parte civile soltanto una delle presunte vittime, l’unica a non averlo riconosciuto durante il doppio incidente probatorio al quale l’imputato è stato sottoposto per evitare alle parti offese di dover deporre in aula in caso di processo.
Il sostituto procuratore Chiara Capezzuto ha chiesto il giudizio immediato per il trentenne, tuttora sottoposto a misura cautelare. All’accoglimento della richiesta i difensori Marina Bernini e Samuele De santis hanno chiesto a loro volta il rito abbreviato, che si svolgerà a porte chiuse davanti al giudice delle indagini preliminari e prende per l’appunto lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna.
Il trentenne, dopo due mesi di carcere era stato rimesso in libertà a luglio dell’anno scorso, in quanto non tutte le vittime che avrebbe molestato tra fine aprile e maggio in centro, quattro bambine tra i 10 e i 13 anni, tra piazza della Rocca e piazza San Faustino, lo avevano riconosciuto in sede di incidente probatorio, dietro uno specchio undirezionale assieme ad altri soggetti, in tribunale.
Tutte e quattro le minori hanno confermato al giudice quanto già raccontato agli investigatori. Chiamate tuttavia ad effettuare ricognizione di persona dell’indagato la 13enne ha dichiarato che tra i soggetti posti al di là dello specchio unidirezionale non figurava l’autore dei fatti, mentre l’11enne, pur riconoscendo l’indagato, ha tuttavia affermato di non essere sicura che si trattasse proprio di lui. A sua volta la bambina di 10 anni ha dichiarato di non essere in grado di riconoscere tra le persone collocate dalla parte opposta dello specchio unidirezionale l’autore, pur nutrendo qualche dubbio sul soggetto posto al centro, non corrispondente all’indagato. Infine la 12enne ha dichiarato di essere indecisa tra l’indagato e altro soggetto utilizzato per la ricognizione mediante specchio unidirezionale.
Nel frattempo le indagini sono proseguite e si sono fatte avanti altre due ragazze, stavolta sedicenni, più una coetanea testimone. Dalle indagini della squadra mobile, sono emersi due nuovi casi: uno di novembre 2018 e un altro del 5 settembre scorso.
Da qui il secondo arresto del giovane, dopo il riconoscimento, stavolta “al cento per cento”, da parte delle presunte vittime e dell’amica di una delle due, durante l’incidente probatorio del 22 ottobre avvenuto in questura a mo’ di confronto all’americana.
Secondo la versione della presunta vittima del 5 settembre, il 29enne le avrebbe porto la mano e chiesto come si chiamasse. Lei avrebbe ricambiato il gesto e lui le avrebbe chiesto un bacio. A quel punto la ragazzina avrebbe ritirato in fretta la mano scappando insieme a un’amica, che compare nella vicenda nelle vesti di sola testimone. Un comportamento analogo il giovane avrebbe avuto due anni fa con l’altra sedicenne.

