Viterbo – Riprende oggi davanti al collegio del tribunale di Viterbo il processo a Manuel Pecci, Emanuele Erasmi e Ionel Pavel. I tre sono imputati a vario titolo, davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone, di furto, danneggiamento ed estorsione aggravati dal metodo mafioso.
Pavel è un operaio romeno, Pecci e Erasmi, assieme a Luigi Forieri, Gabriele Laezza e Martina Guadagno, sono i cinque viterbesi coinvolti nell’inchiesta Erostrato.
Tra i testimoni due delle presunte vittime, i romeni organizzatori delle serate da ballo per connazionali alla discoteca Theatrò sulla Cassia Nord. la cui iniziativa imprenditoriale sarebbe stata scoraggiata e stoppata a forza di attentati dal sodalizio criminale dei boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi. Uno di loro, che in precedenza avrebbe lavorato per Rebeshi, si è costituito parte civile con l’avvocato Samuele De Santis.
La prossima volta, invece, in collegamento video dal carcere, salvo imprevisti, dovrebbe testimoniare l’ex braccio destro dell’albanese, Sokol Dervishi condannato a sei anni per associazione di stampo mafioso dopo essere diventato collaboratore di giustizia.
Sono intanto uscite pochi giorni fa le motivazioni della sentenza con cui il gip romano Emanuele Attura ha condannato a ottanta anni complessivi di carcere, con lo sconto di un terzo della pena dell’abbreviato, i nove dei tredici arrestati nel blitz del 25 gennaio 2019 cui è stato riconosciuto il vincolo mafioso.
Solo la viterbese Martina Guadagno, condannata a due anni e quattro mesi per favoreggiamento, è stata assolta lo scorso 11 giugno dall’accusa di essere partecipe della presunta associazione di stampo mafioso italo-albanese attiva a Viterbo nel biennio 2017-2018. Sono stati invece condannati in primo grado a otto anni e quattro mesi di reclusione Luigi Forieri e a otto anni Gabriele Laezza, gli altri due viterbesi cui è stata contestata l’aggravante del 416 bis.
Modi spicci anche con i sodali
I vertici di mafia viterbese, come si legge nelle motivazioni della sentenza dello scorso 11 giugno del gip Emanuela Attura, non si sarebbero fatti scrupolo di minacciare ritorsioni anche nei confronti di chi, tra i componenti della banda, non si adeguava alle direttive dei boss Ismail Rebeshi e Giuseppe Trovato.
Ad esempio Gabriele Laezza, l’operaio 32enne viterbese impiegato nella ditta di trasporti di famiglia condannato a 8 anni di reclusione (con lo sconto di un terzo della pena del rito abbreviato) cui è stata riconosciuta l’aggravante della partecipazione all’associazione di stampo mafioso italo-albanese sgominata coi tredici arresti del 25 gennaio 2019 nel blitz della Dda di Roma.
Memorabile resta il compiacimento, riportato dal giudice, del boss Giuseppe Trovato cui un parente calabrese avrebbe detto: “Minchia avete fatto una bella fusione, calabresi e albanesi. E’ la meglio fusione che c’é in tutto il mondo. Bravi”.
Rebeshi e Trovato concordano sulla necessità di richiamare all’ordine l’associato Laezza, che nell’ultimo periodo si era defilato, e punirlo se necessario: “A Gamberone (soprannome di Laezza, ndr) mo’ lo aggiustiamo noialtri: se ti conviene sennò vedi tu, altrimenti ti zompa la macchina. Perché se non facciamo così, questi qua non capiscono. Glielo ha detto Gigi e glìelo dico io”.
“L’intervento su Laezza avrà l’effetto desiderato, come dimostrato dalla successiva partecipazione dello stesso ad episodi delittuosi, tanto che il 4.8.2018 nel parlare con Trovato nel corso di un sopralluogo finalizzato a un atto intimidatorio ai danni del figlio di Claudio Ubertini – scrive il gip nelle motivazioni – Laezza dice: ‘A Zi, a me quello quello che dici tu è legge… io ce la faccio, io ce la posso fa’… a chi tu mi dici, anche se a me mi sta simpatico così devo, non mi frega un cazzo, quello che dici tu è legge”.
I boss parlano anche di Luigi Forieri, il barista condannato a 8 anni e 4 mesi. “E’ tempo nostro – dicono – non deve trasì nessuno, perché ognuno tiene li cazzi sua, sono tempi difficili, capito come, ma già quando sanno che ve semo noi di mezzo è nu poco difficile… però sto bastardo, Gigi (Forieri, ndr), vuole sempre avere ragione, però per dire uno quando va a parlare a una parte, lui mi dice sempre i danni che tu fai, falli per questi, non li fare cosi, senza niente, per rispetto, dobbiamo fare una cosa per il guadagno, se averno potenza, potenzialità che semo tutti organizzati perché tu meni a questo, l’avemo da fare per guadagnà, c’avemo chillo e questo“.
Il giudice sottolinea la “piena consapevolezza dei sodali”. Poi aggiunge: “L’esistenza del vincolo associativo e la piena consapevolezza da parte dei consociati si evince anche dalla circostanza che vengono forniti aiuti economici in situazione di criticità”.
Trovato, in una delle tante intercettazioni dell’inchiesta, ad esempio, spiega di avere sovvenzionato in passato la carcerazione di Sokol Dervishi, il pentito diventato collaboratore di giustizia condannato a una pena di 6 anni.
Dervishi (e anche Forieri) si sarebbe messo in cattiva luce con i vertici del sodalizio che lo considerava colpevole della mancata riuscita della “vicenda Piero Camilli” (il sindaco-imprenditore di Grotte di Castro dal quale la banda avrebbe voluto soldi in cambio di “protezione”). “Perché non ha voluto? Ah, non vuole che i calabresi lo comandano, quelli che lo hanno aiutato quando era dentro in carcere”, dice il boss.
Ciononostante viene considerato soggetto affidabile ed a disposizione dell’associazione per ogni azione delittuosa: “Però dicìarno che Codino (il soprannome, ndr) è uno che lo chiami, viene”.
Silvana Cortignani
Le 9 condanne per associazione di stampo mafioso:
– Giuseppe Trovato, 13 anni e e 4 mesi (14mila euro di multa)
– Ismail Rebeshi, 12 anni (12mila euro di multa)
– Spartak Patozi, 8 anni e 8 mesi (8mila euro di multa)
– Luigi Forieri, 8 anni e 4 mesi
– Gabriele Laezza, 8 anni (6mila euro di multa)
– Shkelzen Patozi, 8 anni (4mila euro di multa)
– Gazmir Gurguri, 7 anni e 4 mesi
– Sokol Dervishi, 6 anni
– Fouzia Oufir, 5 anni e 4 mesi (6mila euro di multa)
