Fabrica di Roma – Riceviamo e pubblichiamo la lettera inviata da Graziella Baldassi al presidente del Consiglio Giuseppe Conte – “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva” Art. 53 Costituzione.
Nella Tuscia, come in ogni altro luogo dove essa è presente, la coltura del nocciolo rappresenta un’opportunità economica di enorme portata.
Scorrendo i dati Istat relativi al reddito medio dei comuni del viterbese salta all’occhio che paesi come Caprarola (Vt) e Carbognano (Vt), Ronciglione (Vt), Vignanello (Vt), ecc., hanno rendite individuali che si collocano sul fondo della classifica, poi ti metti gli occhiali, pensando di aver letto male e scopri che è proprio così.
In comunità costituite da “poche anime”, il giro d’affari è impressionante, dell’ordine di centinaia di milioni di euro, la rendita per ettaro è di almeno un ordine di grandezza superiore a qualsiasi altra coltura, i terreni hanno un valore sul mercato reale di decine di migliaia di euro per ettaro, una nota multinazionale del cioccolato ha investito in un così piccolo territorio cifre iperboliche, comparabili con una manovra finanziaria di un piccolo stato.
La tassazione agevolata applicata all’agricoltura, è stata giustamente introdotta per quelle colture come il grano che offrono rese per ettaro di poche centinaia di euro e non per far generare profitti enormi al singolo individuo senza che questo concorra in misura adeguata ai fabbisogni dello stato in maniera eguale agli altri cittadini.
Oggi la dottrina dominante è concorde nel ritenere la capacità contributiva come l’idoneità economica dell’individuo a concorrere alle spese pubbliche, la quale si esprime attraverso indici economicamente valutabili, quali un patrimonio, un reddito, una spesa per consumi o investimenti.
L’articolo 53, primo comma, rappresenta, ora, non solo un criterio di misurazione del prelievo di ricchezza, ma anche il presupposto di legittimità dell’imposizione tributaria e si collega strettamente al principio di uguaglianza sancito nell’articolo 3 della Costituzione.
Alla luce dei parametri sopra citati, si chiede al legislatore di intervenire in merito, al fine di porre rimedio a questo iniquo squilibrio.
Graziella Baldassi
