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Il “consigliere” Forieri al boss Trovato: “A Camilli una testa d’animale con scritto ‘per Piero'”

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Piero Camilli

Tra le parti offese, l’imprenditore Piero Camilli

Luigi Forieri

Il “consigliere” Luigi Forieri

Giuseppe Trovato

Il boss Giuseppe Trovato

Viterbo – Tra le vittime di mafia viterbese non solo imprenditori, forze dell’ordine, avvocati, politici, ma anche gli “ultimi”. E’ il caso di un noto pluripregiudicato viterbese 39enne, con problemi di droga e alcolismo, nei guai con la giustizia un giorno sì e quell’altro pure, fatto oggetto di una vera e propria spedizione punitiva nel maggio del 2018. 

La sua colpa? Avere danneggiato la vetrina di un bar di viale Trieste, creando scompiglio e facendo intervenire le forze dell’ordine, in una zona sottoposta al controllo dell’associazione sgominata nel blitz della Dda di Roma del 19 gennaio 2019. 

Ne parlano tra loro i boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi coi sodali Sokol Dervishi, Spartak Patozi e Gabriele Laezza, quest’ultimo viterbese come la vittima, che, nonostante il ricorso al pronto soccorso dell’ospedale di Belcolle a causa delle gravi lesioni riportate, rifiutò perfino il ricovero per la paura.

A tradirli alcuni brandelli di conversazioni intercettate il 12 maggio di due anni fa dagli investigatori che stavano indagando su mafia viterbese e che sono riportati dal gip romano Emanuela Attura nelle motivazioni della condanna, lo scorso 11 giugno, di 9 dei tredici arrestati per associazione di stampo mafioso. 

“Non hanno capito con chi cazzo hanno a che fare … questo pezzo di merda, ma con chi cazzo si credeva di avere a che fare, pisciaturo di Viterbo, questo bastardo.  Ancora non l’ha capito con quale banda aveva a che fare, noo, lui si pensa che aveva a che fare con i viterbesi, devono capire il rispetto, ma adesso lo capirà … “, dicono i vertici del sodalizio criminale italo-albanesedopo avere messo a segno il feroce pestaggio. Il 39enne, indicato tra le 47 parti offese, oltre a non sporgere denuncia, non si è nemmeno costituito parte civile al processo, quando ormai erano tutti in carcere i suoi aggressori.

Lo stesso giorno, il boss Trovato lo racconta pure al barista Luigi Forieri: “E’ zona mia, comando io. Lui ha spaccato un vetro in un bar e la zona è mia, vi do io .. prima di rompere il vetro devi chiedere il permesso mio … casini non ne devono succedere io la polizia vicino a me non la voglio, la legge è nostra”.

La conversazione tra i due continua sulla famiglia Camilli e sugli atti intimidatori da compiere nel confronti di Piero e del figlio Vincenzo.

“Luigi Forieri – scrive il gip Attura – pienamente all’interno delle dinamiche dell’associazione, con funzioni di consigliere del Trovato, nella vicenda estorsiva ai danni di Piero Camilli, propone al sodale di recarsi dal loro conoscente sardo F. per consegnargli una testa di animale mozzata da far recapitare al Camilli unltamente ad un biglietto con la scritta ‘per Piero’, mentre Trovato si sarebbe occupato di collocare un’altra testa di animale davanti alla porta di ingresso della abìtazione del figlio Vincenzo”. 

“In questo modo  – si legge nelle motivazioni della sentenza di primo grado – Piero Camilli avrebbe potuto percepire la valenza intimidatorie dell’atto e consegnare alla loro organizzazione una somma di denaro, indicata, nel dialogo, in una cifra non inferiore 100-120mila euro, da suddividere in parti uguali tra gli associati coinvolti nella vicenda”. 

“Dobbiamo essere tutti uguali, ci dobbiamo aiutare uno con l’altro”, concordano il barista Forieri e il boss Trovato. 

Silvana Cortignani


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