Viterbo – Si rinnegherebbe un pezzo e forse il più significativo del nostro passato – quello che nel 1270 fece cambiare la storia della chiesa con la nascita a furor di popolo dei conclavi perché non fosse la corruzione ad eleggere i papi – se non lo si ricordasse ora che l’anatema di Francesco sul cardinale Angelo Becciu scoperchia i tetti dei sacri palazzi, come 950 anni fà Raniero Gatti e i viterbesi.
Corruzione vuol dire soldi e con essi i seguaci di Cristo hanno sempre avuto a che fare. Dal tradimento di Giuda, l’apostolo che non a caso era il tesoriere del gruppo, alla (falsa) donazione di Costantino, fino alle guerre, ai tradimenti, alle altre “donazioni fatte dai penitenti e i più pietosi veli calati su conventi”, come cantava Pierangelo Berti.
Più di recente, alla morte al cianuro di Michele Sindona, il banchiere chiamato nel 1969 da Paolo VI a riordinare le finanze vaticane, il quale, forte anche di questa alta consulenza, divenne finanziere internazionale, mercanteggiò tanto denaro e comandò un assassinio, quello dell’onesto eroe borghese, l’avvocato Giorgio Ambrosoli che ne aveva scoperto le magagne. Assassinio di cui potrebbe essere stato vittima lui stesso nel carcere di Voghera. Dicono, perché non parlasse.
Stessa sorte di Roberto Calvi, capo della banca milanese dei preti, l’Ambrosiano, il quale dopo aver maneggiato affari con la banca del Vaticano ed aver fatto fallire la sua di banca, fu trovato pendente sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra, anche lui quindi non più in condizione di parlare. E ricordo – per aver vissuto quasi da vicino quei giorni – l’aria non certo tranquilla che si respirava nelle stanze di grandi istituti chiamati dal governo a rimettere in sesto quella che era stata la migliore banca privata italiana prima di Calvi e degli affari con l’arcivescovo Marcinkus capo dello IOR.
Il papa venuto dalla fine del mondo per cambiarlo proprio dallo IOR ha cominciato, volendolo riportare agli scopi di carità per i quali Pio XII l’aveva creato, ma partirono subito accuse infamanti nei confronti del prelato che aveva mandato a controllarlo. Provenienti forse dagli stessi palazzi in cui fece arrivare il cardinale australiano George Pell per riordinare le voci di entrata e uscita della Curia, ma, in coincidenza con l’incarico, lo stesso Pell si trovò accusato di pedofilia per fatti di decenni prima. Condannato, incarcerato per 14 mesi e poi assolto, ma solo dopo che la sua trasferta romana era stata archiviata.
Questo l’ambiente in cui alle ore 18,02 di giovedì 24 settembre papa Francesco ha lacerato la porpora del cardinale Becciu, dopo aver letto quanto i pubblici ministeri avevano verificato circa il modo in cui il prelato, da numero tre della gerarchia vaticana, avrebbe gestito i soldi che i cattolici donano al papa per le opere di carità, l’obolo di San Pietro.
L’atto, così dirompente per l’eco mondiale suscitato, potrebbe cambiare il futuro della Chiesa riportandola al passato originario, quando il denaro era detto sterco del demonio? Insomma, Francesco ha colpito duramente uno per educarne cento?
Prima di Becciu, sorte simile era toccata ad altri prelati, ma per fatti di sesso. Ora sono i soldi e la corruzione. Peccati capitali tanto ipocritamente condannati, quanto non poche volte praticati da talune tonache di vario colore.
Il sesso che papa Francesco ha sdoganato considerandolo un regalo di Dio all’uomo e alla donna, la corruzione che, senza mezzi termini o eufemismi pelosi, ha riconosciuto abitare pure in casa sua punendola, finalmente, nel modo più palese e definitivo, anche con la prigione.
Né più e né meno, come fece Gesù Cristo quando perdonò l’adultera e condannò chi si scandalizzava perché una donna, Maria Maddalena, gli stava troppo accanto, e quando, trovati i mercanti nel tempio, la sua casa, li cacciò a frustate.
Tornerà allora il cristianesimo delle origini, quello per il quale un il filosofo Benedetto Croce “non poteva non dirsi cristiano” e un presidente della repubblica ateo, Sandro Pertini, diceva che la fede della madre e del suo amico Giovanni Paolo II poteva comunque funzionargli da lasciapassare per il paradiso?
I cristiani diventeranno dappertutto la minoranza, però qualitativa, di cui a Viterbo ha parlato il vescovo Fumagalli? Staremo a vedere.
Renzo Trappolini
