Viterbo – (sil.co.) – Gli rapinano il berretto al Riello, era la “banda” del collezionista di cappelli.
I carabinieri del nucleo operativo di Viterbo ne hanno trovati ben 22, di varie fogge, a casa di un minorenne dopo che due fratelli d’origine romena di Vetralla hanno denunciato un’aggressione da parte di due individui avvenuta verso le 18 del 3 novembre 2017 al parco “Peppino Impastato”, l’area verde in fondo al Pilastro vicina al centro commerciale Tuscia e al capolinea del Riello.
Nel corso delle indagini si è scoperto che i “rapinatori” erano un 18enne romeno e un 17enne italiano, quest’ultimo deferito al tribunale dei minori di Roma. Nella sua abitazione sono stati sequestrati i 22 berretti, presumibilmente provento di analoghi episodi per cui i due ragazzini, assieme ad altri, erano già attenzionati dalle forze dell’ordine.
Il maggiorenne è tuttora sotto processo davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone.
Interrogato dal pm Michele Adragna e dal difensore Valeria Cardarelli, ieri ha testimoniato uno dei due fratelli, quello cui è stato sottratto il berretto, un operaio 27enne, mentre l’altro, che per lavoro si trova in Germania, sarà sentito alla prossima udienza.
Le vittime hanno riconosciuto i presunti rapinatori grazie al fascicolo fotografico messo insieme dagli investigatori che da qualche tempo stavano estrapolando immagini dai profili social dei sospetti, in seguito a una serie di denunce simili tra loro.
“Eravamo venuti a Viterbo col pullman da Vetralla, scendendo al capolinea del Riello per passare a prendere delle bibite all’Ipercoop. Mentre facevamo la salita che porta al centro commerciale, abbiamo incrociato due ragazzini, con l’aria di quelli che sono sotto l’effetto di stupefacenti, che hanno fatto per aggredirci”, ha spiegato.
“Erano interessati al cappello verde, tipo militare, che avevo in testa. Uno in particolare stava in fissa col berretto. Ma non si capiva cosa volessero. Ha provato a sferrare un pugno verso di me, ma erano fuori. Avevano gli occhi sbarrati, digrignavano i denti, si vedeva che avevano preso qualcosa, droga o alcol non saprei. Per cui abbiano tirato dritto e siamo andati al supermercato, uscendo dopo circa un quarto d’ora per consumare le nostre lattine di tè e coca cola su una panchina del parco che sta di fronte”, ha proseguito il 27enne.
Lì gli aggressori sarebbero tornati alla carica.
“Uno, che aveva in mano un martello rosso frangivetro, di quelli che stanno sui pullman per rompere i finestrini, mi ha dato un pugno, ma non aveva neanche la forza e non mi ha fatto niente. L’altro intanto, con qualcosa di ferro in mano, stava addosso a mio fratello. Allora li ho spinti uno contro l’altro prendendone uno per le spalle e fatti scapocciare. Il cappello mi è caduto per terra e quello che stava in fissa, mentre mio fratello chiamava i carabinieri, lo ha preso portandolo con sé mentre scappavano”.
Una specie di bravata, costata cara ai due adolescenti, identificati dalle vittime e rintracciati dai carabinieri che per l’appunto hanno trovato i 22 cappelli, presunto bottino delle scorribande, a casa del minorenne.
Tra tanti, non c’era però il berretto verde tipo militare che avrebbero sottratto al 27enne. “Ce n’era uno simile, ma non era il suo”, ha spiegato uno dei militari che hanno svolto le indagini, spiegando come l’episodio denunciato non sia stato un caso isolato.
“Era da un po’ che ricevevamo denunce per fatti analoghi, tant’è vero che avevamo predisposto un fascicolo fotografico dei sospetti per i riconoscimenti”, ha spiegato il militare.
Si torna in aula il prossimo 11 novembre, quando sarà sentito anche l’unico testimone, un amico della coppia di fratelli, che ieri non si è presentato perché lavora presso un mobilificio e la prossima volta verrò accompagnato dai carabinieri, come disposto dal collegio per garantirne la presenza in aula.
