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Landolfi: “Sono una persona morta, non ho più anima negli occhi”

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Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri

Ronciglione – Accuse pesanti quelle rivolte a Andrea Landolfi Cudia dall’amica del cuore della sua ex e madre del figlioletto durante l’udienza di ieri del processo per l’omicidio Arcuri. Il piccolo, come si ricorderà, è il “supertestimone” del pm Franco Pacifici, davanti al quale avrebbe mimato il gesto del padre che lanciava dalle scale la fidanzata Maria Sestina Arcuri.

Accuse pesanti, smentite con forza dall’imputato, che subito dopo ha rilasciato spontanee dichiarazioni, dicendo di non avere mai visto prima quella ragazza e che aveva detto cose non vere. Parole seguite da un lunghissimo sfogo, senza quasi riprendere mai fiato, tremando e con la voce rotta dall’emozione. 

La fidanzata e il figlio stavano trascorrendo con lui il weekend nella casa della nonna del pugile 31enne romano accusato di omicidio volontario davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Gaetano Mautone. Sestina, precipitata dalle scale dell’abitazione la notte tra il 3 e il 4  febbraio 2019, è morta due giorni  dopo a Belcolle per le gravissime lesioni riportate alla testa. Landolfi è stato arrestato oltre sette mesi dopo, il 25 settembre 2019, e da allora è detenuto nel carcere di Regina Coeli.

“Sto facendo il carcere da innocente, ho perso la persona che amo, da due anni non vedo mio figlio. Io sono morto, sono una persona morta, non ho più anima negli occhi”, ha detto Landolfi rivolgendosi alla giuria popolare. 

“E’ stato un incidente maledetto del destino, preferivo morire io. Quattro volte ho tentato di impiccarmi. Non lo deve venire a dire uno psichiatra perché. E’ perché non mi importava più niente della vita”. 

“Avevo trovato la felicità. Quando ero bambino ho sofferto, non è stato facile. Il compagno di mia madre mi menava, ma ho sempre lavorato, ho studiato, sono diventato uomo prima del previsto, ho fatto tutto da solo. Sono diventato pugile e operatore sociosanitario, ho lavorato con i disabili, con persone malate di Alzheimer. Quando andavo a passeggio con un mio assistito autistico, portavo anche mio figlio, per insegnargli l’umiltà. Se ancora oggi gli chiedete cosa fa di lavoro papà, sono sicuro che risponderà ‘papà aiuta le persone che stanno male”.

“E’ vero, bevevo, ma non ho mai fatto del male alle persone, anzi le facevo ridere, quando ero brillo cantavo al karaoke, lo ha detto anche la testimone del pub di Ronciglione. Altrimenti non avrei potuto fare attività agonistica. Ho iniziato a fare pugilato 16 anni fa, sempre e solo all’interno del quadrato del ring, mai fuori”.

“Il rapporto con la madre di mio figlio è un rapporto andato male. Quello che ci divideva era il fatto che lei non si occupasse in modo materno del bambino, soprattutto della sua salute. Ero io che me ne occupavo. Mio figlio soffre di laringospasmo e un giorno l’ho trovato con la faccia tutta gonfia. Lei insisteva che era solo tosse e non è voluta venire, ho dovuto accompagnarlo io con l’autobus in ospedale dove lo hanno curato. Era dicembre, faceva freddo, non è neanche venuta a riprenderci perché era fuori con un’altra persona”.

“Un’altra volta ho sorpreso il piccolo che stava ingoiando una pasticca di antibiotico, gliel’ho tolta e ho urlato contro di lei perché non lo badava. E’ corsa al centro antiviolenza e mi ha denunciato. Ma sono stato assolto, senza essermi mai nemmeno presentato in tribunale, perché io dico ‘male non fare, paura non avere'”.


“Ho sentito il figlio di Landolfi dire che il padre ha lanciato Sestina”

Accuse pesanti quelle dell’amica della ex compagna, una 26enne romana che ha parlato di un rapporto a intermittenza con la madre del figlio di Landolfi durante la loro relazione, poi di ritrovata “sorellanza” dopo la chiusura definitiva della coppia.

Sarebbe stata presente a casa della donna quando il piccolo, che all’epoca aveva cinque anni, pochi giorni dopo la tragedia, avrebbe rivelato alla madre, che in quell’occasione ha provato senza successo a registrarlo, “ero sveglio”, “ho visto papà che l’ha lanciata”, “ha fatto un grande sforzo e l’ha lanciata”. “Sestina non c’era più – avrebbe proseguito il piccolo – ripeteva i numeri e il suo nome e ha vomitato tre volte”. La madre gli avrebbe chiesto se avesse avuto paura: “Sì, di pa…”, avrebbe risposto il piccino senza terminare la frase. 

La ex dell’imputato sarebbe poi riuscita a fare delle registrazioni compiute nei giorni successivi, consegnando poi i file di due “interrogatori” ai carabinieri dopo che glieli aveva chiesti il pm Pacifici, che ne aveva scoperto l’esistenza sentendola in procura.

Al pm aveva detto di averli sul pc, incerta se consegnarli o no ai carabinieri che la stavano seguendo in macchina fino a Roma pre prelevarli nell’immediato, come disposto da Pacifici. Grazie a un’intercettazione ambientale la cui esistenza è stata rivelata dal difensore Daniele Fabrizi, che assiste Landolfi con Serena Gasperini, si è però scoperto che in realtà la donna quei file non li aveva sul pc di casa ma sul cellulare. E che solo l’insistenza dell’allora fidanzato dell’amica testimone, con cui era venuta a Viterbo, l’ha convinta a fermarsi e dirlo ai carabinieri, sostenendo di essersene ricordata durante il viaggio. Ignara di essere intercettata, in macchina avrebbe detto: “Mio figlio ha fatto confusione”.

“Mi ha detto che quando era incinta Andrea le ha dato un morso sul naso mentre era ubriaco e lei è scappata per le scale”, ha raccontato la teste. E ancora “con lei abbiamo smesso di vederci perché aveva paura a uscire di casa”, “ci vedevamo di nascosto quando lui era al lavoro”, “mi diceva ‘ho paura di morire, perché andrea la sera esce da solo e quando rientra ubriaco mi mette le mani addosso”, “quando si sono lasciati la prima volta, lui le inviava minacce di morte sul cellulare”.

Il pm Pacifici, ammettendo che per la consegna delle registrazioni degli “interrogatori” del figlio c’era stata una discussione tra la ex di Landolfi e i suoi accompagnatori, le ha chiesto infine se ritenesse che la donna fosse animata da rancore o risentimento. “No – ha risposto – a me ha detto ‘l’importante è che Landofi esca per sempre dalla mia vita”.

Silvana Cortignani


 –  Lo psichiatra: “Fittizi i quattro tentativi di suicidio di Andrea Landolfi in carcere” di Silvana Cortignani


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