Viterbo – (sil.co.) – Chi si ricorda “Genio e sregolatezza”? Si chiuderà il prossimo 2 ottobre il processo ai sette imputati del filone “Acquabianca” della storica maxinchiesta contro appalti truccati e corruzione della procura della repubblica di Viterbo, sfociata in 13 arresti più una cinquantina tra imprenditori e pubblici amminsitratori indagati a piede libero nell’autunno del 2012.
Si tratta del processo entrato nel vivo il 19 febbraio 2019, a distanza di un decennio dai fatti contestati, a carico di sette imputati, accusati a vario titolo di truffa e corruzione aggravate. Quest’ultima sarà prescritta fra pochi giorni, mentre la presunta truffa aggravata è in odore di riqualificazione.
Parte civile il comune di Viterbo, gli imputati sono l’ex city manager Armando Balducci e gli imprenditori Amedeo Orsolini, Lorenzo Grani, Luigi Castellani, Roberto Tomassetti, Gianfranco e Daniela Chiavarino.
Ieri i difensori Marco Russo e Giovanni Labate, all’inizio dell’udienza, hanno consegnato al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei due memorie, relative alla prossima prescrizione, il 22 settembre 2019, dell’accusa di corruzione e alla riqualificazione del reato di truffa aggravata ai danni del Comune di Viterbo.
Il pm Stefano D’Arma, dal canto suo, ha rivisto la data dei fatti contestati al capo 2 (“fino all’anno 2011 e non a settembre-ottobre 2012”), perché secondo la perizia del commercialista Giovanni Mottura (uno dei consulenti della procura) “i primi saldi sono stati pagati nel 2011”.
Il filone Acquabianca, assieme a quello principale strettamente legato ai due ex funzionari del genio civile arrestati otto anni fa, è uno di quelli che fecero più scalpore, per via della notorietà della lottizzazione finita al centro dell’inchiesta e degli imputati.
Al centro delle indagini coordinate dai pm Fabrizio Tucci (ora alla Dda di Roma) e Stefano D’Arma le presunte irregolarità nella lottizzazione Acquabianca.
Tutti e sette sono finiti a processo davanti al collegio con l’accusa di corruzione aggravata. Gli imprenditori anche di truffa al comune di Viterbo, per aver fatturato, secondo l’accusa, 190mila euro più del dovuto, 50mila dei quali incassati, per le opere di urbanizzazione.
Ieri è stato sentito l’ultimo testimone, a partire dal 2009 addetto per il Comune di Viterbo e per il committente consorzio Colleverde a rilevare sul cantiere le misure da riportare sui documenti.
“I prezzi erano quelli del 2002 con il ribasso del 10 per cento della convezione e le misure venivano invece rilevate in contraddittorio con Chiavarino per il consorzio – ha detto – mia pare di ricordare che Chiavarino chiese anche una revisione dei prezzi, perché quelli del 2002 erano troppo bassi. Di sicuro era una lamentazione continua, per via dei costi, con lui c’era un contraddittorio pesante”.



