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“Microcomunità di ragazzi per non dividere le classi e organizzazione su piani”

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Liceo Buratti - La preside Clara Vittori

Liceo Buratti – La preside Clara Vittori

Viterbo – “Microcomunità di ragazzi per non dividere le classi e organizzazione su piani”. Clara Vittori, dirigente scolastica del liceo Buratti, spiega come l’istituto si sta preparando all’inizio delle lezioni in tempo di Covid. 4 giorni di lezione in presenza e uno da remoto per venire incontro anche agli studenti che viaggiano e poi numerose altre misure per evitare contagi e contatti.

Il Buratti e il Covid, come vi state preparando?
“Abbiamo lavorato – spiega Vittori – partendo da un’analisi accurata della situazione delle nostre sedi per capire quanti piani, ingressi e vie di esodo ci siano. Abbiamo cercato di comprendere, prima di tutto, se ci fosse la possibilità di non sdoppiare le classi perché, come abbiamo saputo fin da luglio, la scuola superiore non avrà organico aggiuntivo.

Chiaramente, come tutti gli istituti che hanno una popolazione scolastica molto numerosa, ci siamo posti il problema del rischio di una comunità di studenti nella quale tutti fossero stati in contatto con tutti.

Usando, dunque, i piani degli edifici e gli ingressi con uscite separate, abbiamo costruito un sistema per cui i ragazzi sono raggruppati in micro comunità e non si incontrano mai con quelli degli altri piani. Le uniche persone che si muovono, e poi nemmeno tutte, sono gli insegnanti e solo se hanno due corsi che non sono sullo stesso piano.

I piani sono contraddistinti da colori per facilitare il movimento e anche nei primi giorni per chi deve identificare i propri spazi scolastici di vita. Abbiamo predisposto tanta segnaletica, come anche i bollini a terra. Gli insegnanti avranno postazioni di lavoro ognuno sul proprio piano o comunque su quelli in cui si spostano. Gli spostamenti sono tutti regolati da flussi che sono indicati dentro il protocollo generale di sicurezza”.

E’ stata difficile questa pianificazione?
“I documenti di regolamentazione, che stiamo predisponendo, sono legati all’uso degli spazi fisici. Quindi, nonostante ci sia stata un’ottima collaborazione sia con l’ufficio scolastico regionale che con la Provincia, purtroppo, nel Lazio, i lavori sono iniziati tardi per cui abbiamo ancora cantieri e il protocollo definitivo dovrà essere pubblicato solo nel momento in cui abbiamo tutte le classi collocate con certezza nel proprio piano.

Chi ne risente di più sono proprio i grandi licei, come il nostro o alcuni romani, che avevano già una situazione di sovraffollamento degli edifici, dovendo abbattere pareti, prendere altri stabili o fare lavori di adeguamento. Siamo in una fase di assestamento, ma stiamo lavorando come matti per iniziare il 14 settembre. Siamo pronti, però, sistemare tutto richiede tempo per cui è possibile che un paio di giorni i ragazzi dovranno fare didattica telematica per poi riprendere quella in presenza”.

Le classi come verranno strutturate?
“La nostra organizzazione ha puntato a tenerle insieme per cui non le spezzeremo. Tiene conto di queste ‘micro comunità’ per ridurre il rischio contagio. Tutti faranno 24 ore di lezione in presenza, quattro giorni a settimana, e il residuo sarà da remoto. Il fatto che un giorno saranno a casa, considerati tutti i problemi di trasporto, è visto come un elemento di facilitazione, specie per gli studenti pendolari. Non abbiamo, inoltre, inserito il sabato nelle turnazioni perché, non solo non ci faceva gioco, ma ci avrebbe creato ulteriori problemi, visto che il personale aggiuntivo è veramente pochissimo. Avremo, invece, delle sedi in più e se dovessi far venire i collaboratori scolastici il sabato non avrei un sufficiente numero durante la settimana per l’igienizzazione e le pulizie. Opereremo su 5 giorni, 4 in presenza e uno a distanza. Uno schema su cui i genitori sono già stati informati da tempo”.

Quale è stata la difficoltà più grande di tutta questa situazione?
“Il ritardo dell’amministrazione centrale nel dare indicazioni certe e precise, perché sulla riapertura si sarebbe dovuto cominciare a parlare già da aprile. Ci sono tempi tecnici e anche gli enti locali hanno avuto comunicazioni importanti solo recentemente. So che anche per il ministero le cose non sono state semplici, ma è una situazione complessa. Avevamo tante note ridondanti, a volte in contrasto e altre che necessitavano di chiarimenti. Reperire spazi in più da adeguare non è semplice, un enorme sforzo di flessibilità. Per tutta l’estate abbiamo lavorato su tante opzioni diverse che dovevamo portare avanti contemporaneamente per avere delle valide alternative da offrire. Siamo ancora in parte in questa fase di definizione che è una condizione anche legata alla difficoltà di fare previsioni sul contagio”.

In definitiva, è fiduciosa?
“Sì, lo siamo perché gran parte del lavoro è stato fatto e ora dobbiamo solo cercare di essere responsabili, ognuno facendo la sua parte per contenere il contagio e mettere a frutto quanto fatto finora e garantire la frequenza in presenza. C’è stata grande collaborazione con l’ufficio scolastico regionale e con la Provincia, un impegno da parte degli attori più direttamente coinvolti – conclude la dirigente scolastica -. E’ stato fatto veramente il possbile”.

Paola Pierdomenico


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