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Omicidio Gianlorenzo, riprende il processo al cognato che si proclama innocente

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Angelo Gianlorenzo

La vittima – Angelo Gianlorenzo

Tuscania – Omicidio Angelo Gianlorenzo – I Ris in località San Savino

Tuscania – I Ris in località San Savino

Tuscania - Omicidio Angelo Gianlorenzo - Aldo Sassara sul motorino mentre torna dalla campagna

Aldo Sassara sul motorino mentre torna dalla campagna

Tuscania – Omicidio Gianlorenzo, riprende oggi il processo in corte d’assise a Aldo Sassara, il 76enne di Marta accusato di avere ucciso il cognato Angelo Gianlorenzo, l’agricoltore 83enne il cui cadavere è stato trovato a terra nel sangue il 14 agosto 2016 nelle campagne tra Marta e Tuscania.

L’imputato, interrogato pochi giorni prima del lockdown per l’emergenza Coronavirus (lo scorso 2 marzo davanti alla giuria popolare presieduta dalla presidente del tribunale Maria Rosaria Covelli) si è proclamato innocente.

L’uomo, per il quale la procura aveva chiesto l’arresto, rigettato dal gip, ha detto di sé: “Male non fare, paura non avere”.

“Nel 2016 ero un leone, adesso sono un coglione”, ha detto Sassara al pm Massimiliano Siddi, raccontando in lacrime come gli sia venuto un tumore allo stomaco, secondo lui a causa della “bomba atomica che mi hanno tirato”, puntando il dito contro il nipote e figlio della vittima, l’ex maresciallo della finanza Mario Gianlorenzo, con il quale c’è anche stato un durissimo confronto-scontro in aula, chiesto da pm e parti civili, durante il quale zio e nipote sono rimasti ciascuno sulle sue posizioni, accusandosi reciprocamente di mentire.

Nessun passo indietro riguardo alla frase detta in caserma dove stava aspettando di essere interrogato dal pm ovvero “Meglio se mio cognato è morto, uno di meno. Era un birbaccione, vaffanculo”. “Certo che mi è dispiaciuto, ma aveva 83 anni e aveva fatto la sua vita”, ha detto a Siddi che gli faceva notare come del cognato “morto ammazzato in mezzo a un campo come una bestia” non gliene fosse importato nulla. “Non mi importa nemmeno della mia di morte”, ha concluso.

I difensori Danilo Scalabrelli e Marco Valerio Mazzatosta hanno rinunciato a sentire come testimoni i carabineiri del Ris di Roma che avrebbero chiesto alla difesa un rimborso preventivo delle spese per venire a dire che: “Non hanno trovato tracce riconducibili al Dna dell’imputato, sottoposto a tampone orofaringeo, prelievo dei bulbi piliferi e controllo del materiale sotto le unghie, al quale sono stati sequestrati terra, trattore, macchina, scooter, portachiavi, vestiti”.

Si sono costituiti parte civile al processo la vedova Impera Sassara e i figli della vittima, Eliana e Mario Gianlorenzo, assistiti dagli avvocati Corrado Cocchi, Giovanni Bartoletti e Francesco Bergamini. 

Silvana Cortignani


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