Roma – I fratelli Gabriele e Marco Bianchi e Mario Pincarelli sono stati trasferiti nel “braccio” protetto del carcere di Rebibbia. Nel G9, il reparto definito dagli altri carcerati “il braccio degli infami”, riservato a pedofili e assassini di donne e bambini.
I tre principali indagati per la morte di Willy Monteiro Duarte a Colleferro, ucciso a calci e pugni la notte del 6 settembre scorso nel tentativo di difendere un amico, visto l’aggravarsi della loro posizione (l’accusa è passata da quella di omicidio preterintenzionale a omicidio volontario, ndr), hanno rinunciato al ricorso al tribunale del Riesame per ottenere un alleggerimento della misura. Quegli arresti domiciliari da subito concessi al loro amico coindagato Francesco Belleggia. E così, concluso il periodo di quarantena per il Covid-19, sono stati trasferiti nel reparto precauzionale della casa circondariale capitolina.
Era stata la stessa direzione del carcere a decidere subito di destinare i Bianchi e Pincarelli al reparto “protetto”. Troppo rischioso tenere i tre tra i detenuti comuni visto il reato di cui sono accusati. Rischi evidenziati poi alla direzione carceraria dalla stessa difesa dei Bianchi e di Pincarelli, che anche a Rebibbia, durante la quarantena, non avrebbero tra l’altro rinunciato alla loro indole violenta, scontrandosi con un detenuto di nazionalità marocchina.
