- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Passeggiata-racconto “La selva dei sentieri, la selva dei pensieri”

Condividi la notizia:

Antonello Ricci

Antonello Ricci

La riserva naturale regionale Selva del Lamone

La riserva naturale regionale Selva del Lamone

Giuseppe Ciucci

Giuseppe Ciucci

Giovanni Antonio Baragliu

Giovanni Antonio Baragliu

Farnese – Per celebrare il 25esimo anniversario dell’istituzione della riserva naturale regionale Selva del Lamone, l’ente parco e il comune di Farnese, in collaborazione con l’associazione culturale comunità narranti e il museo civico archeologico “Ferrante Rittatore Vonwiller” presentano la passeggiata-racconto “La selva dei sentieri, la selva dei pensieri”.

L’evento sarà condotto, fianco a fianco, dal Genius Loci del Lamone Giovanni Antonio Baragliu e dal narratore di comunità Antonello Ricci. Guest star Caterina Pisu, archeologa direttrice del museo civico della cittadina maremmana. Mentre Baragliu s’incaricherà di presentare al pubblico le straordinarie peculiarità naturalistiche e di antropizzazione storica, Ricci estrarrà dalla bisaccia dei suoi racconti l’archetipo della selva nella letteratura medievale e rinascimentale con omaggi a Dante e Boccaccio, Ariosto e Tasso.

La passeggiata segnerà anche il 20esimo anniversario del format culturale ormai noto ai più come “passeggiata-racconto”: un’inedita esperienza narrativa itinerante la cui gestazione avvenne vent’anni fa proprio in questi luoghi, in collaborazione con il maestro Ireneo Melaragni. L’evento culminerà con l’arrivo allo spettacolare “anfiteatro” lavico denominato “Rosa crepante”. Alla partenza, il sindaco di Farnese Giuseppe Ciucci porgerà gli indirizzi di saluto.

L’appuntamento è per domenica 13 settembre alle 9 in piazza Umberto I a Farnese. La lunghezza dell’anello è di circa 5 chilometri. Durata complessiva 3 ore. Partecipazione libera. Al termine verrà offerto a tutti i partecipanti un aperitivo “rustico”. Si consigliano abbigliamento da trekking e acqua. Nel rispetto della normativa anti-Covid si raccomanda di portare la mascherina nonché di mantenere costantemente la dovuta “distanza sociale” evitando assembramenti. Info Point 0761-458159; Riserva 0761-458861 (int. 5-6) info@visitfarnese.it – lamone2005@libero.com.

Nell’articolo che segue Antonello Ricci rievoca brevemente genesi e storia del format “passeggiata-racconto” riflettendo sulle sue implicazioni in termini di teoria del paesaggio.


Un’avventura culturale chiamata passeggiata-racconto

Le passeggiate-racconto fecero il loro esordio sui sentieri del pianoro di Castro, la stupefacente città-bosco, esattamente vent’anni fa: era una domenica di primavera del 2000, il giorno dell’ultimo scudetto vinto dalla Lazio. Negli anni immediatamente successivi (2001-20005) le passeggiate-racconto si avventurarono fra i sassi della fascinosa e intricatissima Selva del Lamone, circumnavigarono la Torre del poeta Pasolini a Chia, lanciarono l’abbrivio alla battaglia per l’Arcionello, l’improbabile parco di Viterbo. A quel tempo nemmeno le chiamavamo così – cioè passeggiate-racconto – perché non avevamo ancora neanche un nome per definirle. Esse – voglio dire – cominciarono liquide. Fiorirono poi man mano, direttamente dall’esperienza sul campo, dall’esercizio concreto di certe buone pratiche nel-e-insieme-con-il paesaggio.

Al principio, insomma, fu anzitutto un fatto d’amicizia fraterna e di condivisione artistica. Io, insieme con Massimiliano Bagaglini e Olindo Cicchetti, portavo gli anni d’esperienza teatrale in piazza maturata dal gruppo spontaneo dilettanti “Volgiti, che fai” (sì, l’espressione è dantesca: una genialata del caro Bruno Mencarelli). Gruppo attivo, a fasi alterne, già dal 1992. Il maestro pittore Ireneo Melaragni, affiancato dall’architetto Silvestro Socciarelli, donava invece un’idea e anni di esperienza nella peculiarissima arte delle istallazioni artistiche a tema fra le architetture monumentali e gli spazi dei centri urbani dell’Alto Lazio. Con le iniziative al Lamone si aggiunsero un gruppo di mie ex studentesse e studenti: Michela Benedetti e Sara Grimaldi su tutti, ma anche il generosissimo e compianto Maurizio Bruziches, che troppo presto ci ha lasciato.

A seguire, una serie d’incontri fortunati-fecondi: il pianificatore territoriale nonché talentuoso performer dal multiforme ingegno Alfonso Prota; l’attore e regista Pietro Benedetti; l’editore-poeta Davide Ghaleb, ormai noto ai più come “Il Santissimo”; l’antropologo Marco D’Aureli. In altre parole l’ossatura della futura “Banda del racconto” che negli anni a venire si sarebbe resa protagonista di tante incursioni creative. In seguito si sarebbero “affacciati” anche l’inossidabile amico e valente musicista Silvio Ciapica, il percussionista Roberto Pecci, il “chitarrista” Antonio Tonietti, la brava attrice – nonché amica cara – Laura Antonini. Il giornalista Daniele Camilli.

Ma intanto: ritrovare il vecchio fratello di sangue Carlo Galeotti, direttore di Tusciaweb, vulcano in perenne-fecondo subbuglio (almeno a partire dal 2015 con la felice esperienza intitolata “Anno degli Etruschi – I pirati della bellezza”) significò cominciare a riconoscere nella nostra azione, nel nostro lavoro culturale, in tutta questa avventurosa congerie di attività, un’identità di senso e quindi un passo teorico intrinseco. Sempre in quel giro d’anni, per volontà del lungimirante e generoso Riccardo Valentini – il quale letteralmente s’innamorò del nostro picaro-pittoresco carrozzone – cominciammo a profilare una figura-tipo di narratore, dalle cospicue implicazioni conoscitive. Tale figura si sarebbe presto imposta all’attenzione dell’opinione pubblica locale – e non soltanto – contribuendo a modificare sia le pratiche di racconto diffuse nel nostro territorio sia l’immaginario delle “narrative” nei processi di autorappresentazione delle identità locali. Per divenire infine un master universitario di primo livello ospitato in seno al Dibaf-Unitus e coordinato dall’archeologo classico Stefano De Angeli. Non è poco. Sto parlando, ovviamente, della fortunata icona del “narratore di comunità”, sorta di “artigiano delle storie e dei paesaggi locali”.

Tanta roba, insomma. Vent’anni d’ininterrotta attività. Intensissima, non di rado frenetica. Così questa occasione di tornare, a vent’anni di distanza, sul luogo del primo “delitto” narrativo riveste per me un significato speciale. Di bilancio. Anche interiore. Anche per questo perciò – seppur affiancato dal poetico genio e custode della Selva del Lamone, nonché sodale di tante passeggiate, Antonio Baragliu – stavolta corro in solitaria. Perché la nostra vita di esseri umani è segnata dall’impermanenza. Tutto scorre, tutto si trasforma. Nulla ci è donato per sempre. E trascorriamo lunghi anni a educarci nella dolorosa-esemplare arte del congedo. Leopardi ci ha insegnato come la condizione immaginativa del solitario e quella del bambino si somiglino. Pasolini ha dimostrato invece che la solitudine è condizione intrinseca alla vita di eremiti e intellettuali, tiranni e libertini. Ogni guerriero infine, prima dell’ultimo duello, si tira in disparte. Sente il bisogno di dialogare con la morte. Senza troppe cerimonie. Vi aspetto numerosi.

Antonello Ricci


Condividi la notizia: