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Polittico del Balletta salvato dopo lo sfregio con una bomboletta spray

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Viterbo - Il polittico di Balletta

Viterbo – Il polittico di Balletta

Viterbo - Giorgio Capriotti

Viterbo – Giorgio Capriotti

Viterbo - Il polittico di Balletta

Viterbo – Il polittico di Balletta

Viterbo - Marco Lazzari

Viterbo – Marco Lazzari

Viterbo - Federica Di Napoli Rampolla

Viterbo – Federica Di Napoli Rampolla

Viterbo – “Il restauro è il momento migliore per scoprire l’anima dell’artista. Le opere ci danno l’opportunità di entrare dentro i manufatti e notare cose che ad occhio nudo non si vedono”. Federica Di Napoli Rampolla è della soprintendenza e questa mattina ha presentato il restauro del polittico di Francesco D’Antonio detto Balletta, 1441, vittima nel dicembre del 2000 di un atto di teppismo, sfregi fatti con una bomboletta, all’interno della chiesa di San Giovanni in Zoccoli in via Mazzini a Viterbo dove era conservato.
 
Assieme a Federica Di Napoli Rampolla, ci sono anche Giorgio Capriotti dell’università degli studi della Tuscia, autore del restauro, Marco Lazzari, presidente della Fondazione Carivit che lo ha finanziato, e Santino Tosini in rappresentanza di Lino Fumagalli, vescovo della diocesi proprietaria del polittico.
 

Un’opera d’arte salvata grazie all’Unitus, alla Fondazione di Lazzari e al prezioso impegno della diocesi viterbese.
 
Il polittico è composto dall’assemblaggio di sette assi verticali e di una predella orizzontale. Gli elementi, disposti simmetricamente per ordine di larghezza dall’esterno verso il centro, sono suddivisi al loro interno in scomparti distinti, per un totale di 25 unità figurative. L’essenza impiegata è legno di pioppo. Il polittico mantiene gli originali assetti di incorniciatura, con cuspidi, trafori lobati, pinnacoli, colonnine divisorie, ancora in opera secondo la carpenteria di insieme. L’assemblaggio è garantito da un sistema di traversature orizzontali.
 
“L’intervento in corso – ha detto Capriotti – a due anni dal completamento del restauro sull’altro grande polittico viterbese del Balletta, nel Santuario di Santa Rosa, offre l’occasione per mettere a confronto studi e campagne diagnostiche mirate, a cura dell’Enea, e di arricchire le conoscenze tecniche e storiche su un capitolo cruciale della pittura locale della metà del XV secolo. Il cantiere di laboratorio, che si protrarrà fino alla primavera del prossimo anno, è aperto alla didattica del corso di laurea magistrale in conservazione dei beni culturali dell’università degli studi della Tuscia e alle visite di istituti scolastici ed associazioni culturali della realtà territoriale”.
 
L’obiettivo della Fondazione è infatti quello di renderlo fruibile con delle visite guidate aperte agli istituti superiori della Tuscia. Mentre quello della diocesi, come ha dichiarato Tosini, è di “collocarlo accanto al polittico che si trova già nella chiesa di Santa Rosa. Una cosa che va comunque studiata bene ed è ancora in forse”.
 
“L’attività di restauro della Fondazione – ha commentato Lazzari – nasce con la Fondazione stessa. L’attività di restauro doveva iniziare a febbraio di quest’anno per poter gestire il tutto in modo partecipato, in particolar modo da parte delle scuole. Purtroppo il Covid ha creato i problemi che sappiamo. Con l’aiuto della diocesi, proprietaria del polittico, siamo tuttavia riusciti nel mese di settembre a realizzare questo tipo di intervento che dalla fine del mese di agosto si sta svolgendo nei locali di Valle Faul. Abbiamo intenzione di proporre visite guidate che possono essere fatte presso il cantiere il secondo e terzo venerdì del mese, dalle ore 10 alle 16. A partire da ottobre, fino a febbraio. La visita durerà 45 minuti. Necessaria la prenotazione preliminare”.

Daniele Camilli 
 
 


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