Viterbo – (a.c.) – “Santa Rosa ha avuto il coraggio di sfidare le istituzioni del tempo, ecclesiastiche e civili. Ci ha detto: ‘Non abbiate paura’. Oggi le dobbiamo dimostrare che la paura non ce l’abbiamo neanche noi”.
È proprio la frase “Non abbiate paura”, ripetuta quasi allo sfinimento, l’appello del vescovo di Viterbo Lino Fumagalli nella messa di oggi pomeriggio per i facchini di santa Rosa, nel giorno del mancato trasporto della macchina per l’emergenza sanitaria che sta sconvolgendo il mondo.
“Questo virus invisibile e subdolo ha distrutto in pochissimo tempo tutte le nostre certezze – dice Fumagalli -. Negli ospedali del nord Italia i medici hanno dovuto scegliere chi curare e chi no. Molti hanno perso il lavoro, molti lo perderanno. Avremo una generazione di poveri impensabili, con padri e madre dignitosissimi che hanno mantenuto la loro famiglia e che adesso non hanno di che pagare l’acqua e la luce. Ma la pandemia ci ha fatto capire che se siamo uniti superiamo le difficoltà. Anche a Viterbo abbiamo visto la solidarietà e la generosità di molti; una solidarietà che si è ripetuta anche in questi giorni, dopo la tromba d’aria”.
“Non abbiate paura – ribadisce il vescovo -. Se riusciamo a far sì che questo stile di solidarietà diventi un modo di vivere condiviso sempre, avremo la speranza di un futuro migliore, in cui almeno il minimo indispensabile non sarà negato a nessuno”.
Poi il pensiero per i facchini. “Mi auguro che questa sia una pausa di silenzio e riflessione, che ci aiuti a desiderare e preparare interiormente meglio il prossimo trasporto” è l’auspicio espresso da Fumagalli. Che anche qui torna al tema del coraggio: “Quando i facchini vanno sotto la macchina, sono consapevoli del pericolo, ma dentro di loro c’è la profonda consapevolezza che santa Rosa li protegge, quindi non hanno paura. Questa consapevolezza andrebbe portata in tutta la nostra vita”.
Il vescovo continua a rivolgersi ai facchini, che “in questi giorni hanno pensato a tutto ciò che gli è mancato”, e li sprona a “sentire santa Rosa vicino e sentire quello che dice a voi e a noi”. Tra i facchini e santa Rosa, infatti, “si genera un rapporto che solo chi trasporta la macchina può vivere”.
E quindi, conclude Fumagalli, attraverso i facchini la comunità di Viterbo può “far sapere a santa Rosa che non ha paura, perché se siamo uniti possiamo dare speranza a chi sembra averla persa”.
La celebrazione va avanti fino alla sua conclusione, con l’immancabile “Evviva santa Rosa”, scandito tre volte. Sempre più forte. Che scalda almeno in parte il cuore dei facchini, rimasti orfani della loro amata macchina.




