Viterbo – La Tuscia incantata sbarca a Viterbo. In un posto incantato. San Pellegrino, il quartiere medievale a sud est della città dei Papi. Per presentare “The game, il primo gioco di carte della Tuscia”. Dedicate anche ad Alfio Pannega e la Caterinaccia, personaggi storici viterbesi.
Il tutto, dopo la presentazione ufficiale del gruppo, formato anche da Chiara Frontini e Fabio Cavini, a Vitorchiano. Per l’occasione, il prodotto presentato è stato un video firmato da Mammo Rapo ed Elia Caprera.
Fase successiva, le carte. Un gioco presentato questa mattina in conferenza stampa a San Pellegrino, Viterbo, dall’associazione Tuscia incantata. Davanti allo studio dell’artista Cinzia Chiulli che in passato ha già inventato i tarocchi viterbesi e adesso ha disegnato le carte di The game.
Sul campo, a raccontare le carte che saranno in vendita dai primi di dicembre, ci sono la consigliera comunale Chiara Frontini, Fabio Cavini, Benedetta di Carlo ed Elia Caprera. Tutti di Tuscia incantata. Con loro anche Cinzia Chiulli.
“Carte identitarie – ha detto Frontini – collegate alla storia della città. Alfio e la Caterinaccia rappresenteranno Viterbo. In questa fase è fino alla fine dell’anno – ha poi proseguito – stiamo lavorando sulla componente della consapevolezza. I cittadini dei borghi della Tuscia incantata devono essere consapevoli di vivere in una terra ricca di bellezza e dal forte carattere onirico ed evocativo. Affermare il naming Tuscia incantata è fondamentale per costruire solide basi di promozione. In questo senso va l’ulteriore tassello di questa fase zero che servirà a promuovere e conoscere i personaggi identitarie di Viterbo e dei borghi della Tuscia incantata, divertendoci e socializzando”.
I territori che fanno parte di Tuscia incantata sono Viterbo, Vitorchiano, Bagnaia, Sant’Angelo, Roccalvecce, Celleno, Graffignano, Sipicciano e Civita di Bagnoregio.
“A poco più di un mese dal lancio del progetto – ha aggiunto Fabio Cavini, presidente del comitato promotore Tuscia incantata – e dopo il successo della canzone di Elia Caprera e Mammo Rapo dedicata ai borghi che compongono l’itinerario, ecco segnata un’altra tappa del percorso di costruzione dell’identità connessa al fil rouge dell’incanto e della magia”.
Le regole. “Si tratta di un gioco di carte – racconta Benedetta Di Carlo, vice presidente del comitato promotore – con regole semplici ma efficaci, composto da 28 carte. Si può giocare con un numero minimo di 2 giocatori e un massimo di 8. Il principio è quello che la carta con il punteggio più alto batte quella con il punteggio più basso”.
Le carte sono divise in tre tipologie: i poeti, i venditori e i borghesi. “I poeti – continua Di Carlo – sono i personaggi mitologici dei borghi, quelli che nei decenni sono rimasti iscritti nella storia della comunità. Per Viterbo ci saranno, ad esempio, Alfio e la Caterinaccia, per Celleno Sette, per Graffignano Giuseppe Carabei detto Peppe, per Sipicciano Perelli Alfiero detto Boscaiolo”.
“Ogni personaggio delle carte – sottolinea invece Elia Caprera, componente del team promotore – ha un proprio punteggio. Alla fine di ogni mano, vince chi ha un punteggio più alto. Ogni vincitore di una mano conquista una lettera che compone la parola Tuscia. L’obiettivo è quindi quello di vincere 6 mani, per poter comporre la scritta Tuscia. Se si gioca con un numero alto di giocatori, è possibile stabilire che a vincere il gioco sarà chi raggiunge un punteggio prefissato, scegliendo numeri simbolici che rappresentano date importanti per i vari borghi. Per Viterbo, il punteggio è 70, perché nel 1270 è stato scoperchiato il tetto di palazzo dei papi in occasione del primo conclave della storia”.
Le carte del gioco non sono ancora state svelate. “A partire dal 7 settembre – conclude infatti Cinzia Chiulli, artista e disegnatrice delle carte – sarà svelata una carta a settimana, fino a completare il mazzo che sarà così pronto per il periodo natalizio. Covid permettendo, ci riuniremo nei borghi della Tuscia incantata per giocare insieme sotto le feste, facendo comunità e riscoprendo le figure cardine della tradizione popolare”.
Daniele Camilli



