Cronaca – In 50 anni il mondo ha perso più di due terzi della popolazione di animali selvatici e la responsabilità è soprattutto delle attività umane.
È quanto emerge dal Living Planet Index, un indicatore di diversità biologica realizzato dal Wwf in collaborazione con la Zoological Society of London, pubblicato ogni due anni. Tra il 1970 e il 2016, secondo lo studio, è scomparso il 68 per cento della fauna selvatica.
La principale causa di questa grave perdita è la distruzione degli habitat naturali per ricavare terreni e spazi da destinare l’agricoltura. Tendenza, questa, particolarmente pericolosa perché favorirebbe il rischio di pandemie: l’uomo e gli animali sono sempre più a contatto e questa dinamica agevola la trasmissione di virus tra le specie.
