Viterbo – Non c’era allora l’app Immuni, ma solo un campanello per segnalare agli altri il rischio contagio e Renzo Tramaglino se lo legò al piede per entrare nel lazzeretto, l’ospedale Covid dell’epoca, dove finalmente ritrovò la promessa sposa Lucia in via di guarigione dalla peste che nel 1630, per quattro anni, flagellò soprattutto la Lombardia. Gli arrivò infatti la sua voce da una delle piccole capanne di isolamento di quell’ospedale senza fine e, scrive Alessandro Manzoni, “se non cacciò un urlo, fu perché non n’ebbe fiato”. Aveva disperato di trovarla viva, perché quel virus aveva mandato “mille e mille di là dalla porta del cimitero di San Gregorio il quale era tutto una gran fossa” e altri “mille e mille rimanevano qui incerti di dove sian per uscire”.
“Paura di che? – diceva Lucia e si rispondeva – abbiamo passato ben altro”. Parole di saggezza e serenità, frutto di un’esperienza di vita travagliata da “guai raddolciti però e resi utili per una vita migliore”. E’ il sugo della storia, quella di Renzo e Lucia, come pure di quella dell’umanità di sempre per la quale il tempo riserva, a intervalli mai troppo lunghi, catastrofi, guerre, epidemie che mai hanno fatto finire il mondo perché i disagi che ne derivano non turbano il pensiero, l’anima. O come oggi si dice la psiche, con cui in tanti hanno saputo e sanno reagire vincendo così ogni malanno, fisico, sociale, economico.
Indipendentemente da chi li racconta a suo modo e interesse con paroloni che possono minare la salute mentale ed emotiva fino alla depressione, uno stato nel quale le difese immunitarie dello spirito aggravano quelle del corpo. Indipendentemente dalle supponenze e dalle discordie di più o meno esperti che allo studio, ai laboratori e alle cure sostituiscono l’esibizionismo tv tra un blocco pubblicitario e l’altro spacciando per scoperte gli stessi rimedi della peste del 1630, come di quella a Viterbo tre secoli prima, e cioè isolamento, distanza, ripari naso-boccali, igiene.
Indipendentemente da politici illusi (e ignoranti) che quanto dicono bisognerebbe fare (e non fanno) sarebbe cosa mai vista e pensata prima che arrivassero loro.
Invece, ricorda Lucia, “abbiamo passato ben altro che un temporale…” ma con prudenza, buon senso, saggezza, in sostanza umiltà di fronte al mistero ineluttabile di vita, salute, morte, nella consapevolezza che alla fine l’uomo, o meglio l’umanità, l’ha sempre avuta vinta.
Dovessero perciò rinchiuderci di nuovo h ventiquattro, sopravviveremo grazie a quelle regole, tenendo a mente che noi, gente del 2020, non siamo e non saremo i primi né gli ultimi a fare i conti con questi guai. Perché, chissà! Ma così è.
Renzo Trappolini
