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Accecato dalla gelosia, la sfregia tirandole in faccia una caffettiera…

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Viterbo - La pm Eliana Dolce

Il pubblico ministero Eliana Dolce

Fabrica di Roma – (sil.co.) – “Mi ha tirato sulla fronte una caffettiera da 12 tazze e l’ho perdonato”. Sul viso una cicatrice di tre centimetri, ancora evidente a distanza di oltre un anno e mezzo. Era il primo marzo 2018. Poi hanno fatto pace e la storia è andata avanti per quasi altri due anni.

Vittima dell’ex compagno una 34enne di Fabrica di Roma che la sera del primo marzo 2018 stava cenando in casa con il padre quando l’uomo ha fatto irruzione nell’abitazione e, in preda ai fumi dell’alcol e a una irrefrenabile gelosia, ha scaraventato a terra la tavola apparecchiata, l’ha inseguita e picchiata, prendendosela anche col genitore che si era mezzo in mezzo nel tentativo di difendere la figlia.

Il clou quando le ha tirato una pesante caffettiera da dodici tazze, che l’ha centrata in pieno sula fronte, facendola cadere a terra tramortita. Completamente fuori di sé, inoltre, l’uomo si è avventato anche contro il suocero ultrasessantenne.

Poi le ha chiesto scusa e lei lo ha perdonato. “Purtroppo”, ha commentato ieri alla prima udienza del processo in cui è il suo ex è imputato davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, pubblico ministero Eliana Dolce. L’ex deve rispondere, tra l’altro, di lesioni personali aggravate. 

“Ci siamo lasciati definitivamente a gennaio di quest’anno, dopo essere stati insieme nove anni e avere provato a convivere tre volte. E’ finita male per colpa della sua gelosia. A giugno del 2017 ho iniziato a lavorare come barista, lavoro che faccio tuttora, e da allora lui non ci ha visto più. Sono iniziate le scenate ed è finita che ci siamo lasciati”, ha proseguito.

I carabinieri, chiamati in soccorso dalla donna, hanno trovato sangue ovunque e l’intera casa a soqquadro: “L’abitazione era devastata, tutti gli oggetti erano sporchi di sangue, il tavolo apparecchiato era stato rovesciato a terra, le sedie scaraventate lontano, perfino il frigorifero era sul pavimento ribaltato e una porta era stata scardinata”, ha detto uno dei militari intervenuti.

La porta era stata lanciata dall’imputato contro il suocero. “Mia figlia è scappata in camera con lui che la inseguiva menandola mentre sfasciava tutto. Io le sono corso dietro per difenderla, allora mi ha dato una capocciata e subito dopo mi ha tirato la porta della camera. Ho appena fatto in tempo a togliermi gli occhiali, che mi ha colpito con la testata sopra il sopracciglio. Non ci vedevo perché ero senza occhiali e perché mi colava il sangue sugli occhi”, ha raccontato l’uomo, un 66enne, anche lui parte offesa nel processo, medicato in ospedale con una prognosi di sette giorni.

La figlia invece ne ha avuto per mesi e porterà a vita i segni della violenta aggressione. Talmente imponenti le lesioni al viso da essere raccolte in un fascicolo fotografico prodotto dal pubblico ministero.

Colpita alla fronte dalla pesante caffettiera, la 34enne si è accasciata a terra sul pavimento: “Ero semisvenuta e ho sentito lui che mi ha tirato un calcio fratturandomi una costola. E’ scappato via solo quando sono riuscita con una mano ad afferrare il telefono e ho chiamato il 112”, ha spiegato la vittima.

Pochi giorni prima c’era stato un segnale che la 34enne aveva sottovalutato. “Era venuto al bar dove lavoro, sempre accecato dalla gelosia, e mi aveva tirato una sedia di plastica che mi ha colpito di striscio sulla schiena. Ma in quell’occasione non ho sporto denuncia”, ha detto, ribadendo che anche dopo la cruenta aggressione subita in casa da lei e dal padre aveva accettato le sue scuse e lo aveva perdonato, “purtroppo”.

Il processo riprenderà il 9 marzo, quando è prevista anche la sentenza. 


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