Orte – (sil.co.) – E’ stato assolto dopo sei anni per non aver commesso il fatto dall’accusa di avere rapinato un carico di nocciole del valore di 200mila euro, sequestrando al casello di Orte un autotrasportatore di una ditta di Carbognano, scaricato quattro ore dopo a Caivano, in provincia di Napoli.
Imputato di rapina a mano armata, sequestro di persona, lesioni e porto illegale di pistola un camionista pugliese, difeso dagli avvocati Marco Russo del foro di Viterbo e Pietro Barbaro del foro di Foggia.
E’ finito nel mirino degli inquirenti per una rapina messa a segno a Orte il 5 settembre 2014, quando un autotrasportatore che dormiva nella cabina di un Tir che trasportava un carico di nocciole del valore di 200mila euro venne aggredito, verso l’una di notte, da tre banditi armati e col volto travisato da passamontagna nei pressi del casello dell’Autosole.
I malviventi, dopo averlo colto di sorpresa mandando in frantumi con una sprangata il vetro del finestrino di guida, lo hanno sequestrato e hanno imboccato l’autostrada, minacciandolo con una pistola, tenendolo in ostaggio fino a Caivano dove la vittima, terrorizzata, ha potuto far scattare l’allarme soltanto a distanza di quattro ore dal colpo.
I sospetti sono caduti sull’imputato pugliese in seguito a un colpo analogo, messo a segno una decina di giorni dopo ai danni di un altro autotrasportatore nell’area di servizio Tevere.
Il camionista, che in questo caso avrebbe visto in faccia uno dei malviventi, lo avrebbe riconosciuto tra le immagini di un book fotografico, mostrato dagli inquirenti, tra le quali c’era anche il volto dell’imputato, in quanto accusato assieme al padre e al fratello di una rapina simile compiuta tempo addietro in Puglia, per la quale sono stati poi processati e tutti e tre assolti. Avrebbe però detto che il rapinatore era alto e magro, mentre il pugliese è di altezza media e piuttosto robusto.
Gli avvocati Russo e Barbaro, dubitando del riconoscimento, hanno chiesto per il proprio assistito il giudizio abbreviato condizionato al riconoscimento in aula da parte del testimone, che però non si è presentato all’udienza fissata dal gip Francesco Rigato, adducendo come giustificazione una retinopatia diabetica a causa della quale non sarebbe stato in grado di vedere.
Il giudice ha quindi revocato l’abbreviato condizionato, disponendo per ieri l’abbreviato secco.
I difensori, nel frattempo, sospettando che la patologia potesse essere una scusa, hanno ingaggiato un investigatore che ha fatto ulteriori indagini, scoprendo che il supertestimone, in realtà, lavora in campagna, sale sulle scale e fa attività impossibili per un ipovedente. In udienza hanno quindi prodotto un fascicolo fotografico, in cui sono sono state raccolte le immagini del “falso cieco”.
Hanno quindi sottolineato come più probabilmente dovesse trattarsi di una banda di rapinatori campani, visto che la vittima è stata fatta scendere dal Tir a Caivano e che lo stesso supertestimone non avesse identificato i banditi come pugliesi, dicendo soltanto di avere sentito un accento meridionale.
Nonostante sia stata pesantemente minata l’attendibilità del teste chiave, il pubblico ministero Chiara Capezzuto ha chiesto che l’imputato venisse condannato a una pena di 5 anni e quattro mesi, con lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito. Il giudice Rigato, dopo avere ascoltato le difese, ha invece assolto il sospetto rapinatore per non aver commesso il fatto.
“E’ la fine di un incubo”, ha commentato l’imputato fresco di assoluzione mentre, poco prima delle tredici, lasciava il tribunale di Viterbo per tornare in Puglia.


