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Narcotraffico, oltre cento barattoli di cocaina e riso nascosti sulla Palanzana

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Viterbo - Carabinieri - Operazione Underground - La droga sequestrata

Viterbo – Carabinieri – Operazione Underground – La droga sequestrata

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Viterbo – Banda del narcotraffico, oltre cento barattoli di cocaina e riso nascosti sulla Palanzana. Il testimone:”Tra La Quercia e i Monti Cimini, perché ci si va in macchina e si è subito nel bosco”. 

E’ entrato nel vivo ieri davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei il processo a Erjion Collaku, il presunto corriere della banda di Bledar Shtembari, la banda rivale di “mafia viterbese” nel settore dello spaccio, sgominata con i sette arresti dell’operazione Undergorund, il blitz messo a segno dai carabinieri su input della Dda di Roma il 13 giugno 2019.

Tra i sette albanesi finiti in manette con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio internazionale di stupefacenti c’è Erjion Collaku, 40 anni, rimasto per qualche giorno latitante e poi arrestato in Spagna su indicazione dei carabinieri, mentre tentava di far perdere le sue tracce nel paese iberico. E’ l’unico a processo a Viterbo dopo il rigetto della richiesta di rito abbreviato condizionato dei difensori Angela Porcelli e Franco Marco. 

Per lui è venuto ancora una volta appositamente da Roma il pm Corrado Fasanelli, che nel frattempo, lo scorso 9 settembre, ha chiesto complessivamente condanne per 24 anni per i quattro imputati a giudizio con l’abbreviato nella capitale: Rudenc Medolli, Armand Cuni, Mario Kelmendi e Fatjan Sopi.

Primo testimone dell’accusa il comandante dei carabinieri Paolo Lonero, il quale ha ricostruito le indagini che si sono sviluppate tra il 2015 e il 2016, dal pedinamento di un assuntore viterbese fino alla piazza romana di spaccio di San Basilio al doppio violentissimo pestaggio di un pusher macedone da parte dei vertici della banda, che avrebbero voluto punirlo una prima volta per dei debiti di droga non saldati e la seconda per avere collaborato  con gli investigatori.

“Confezionavano le dosi in un appartamento nei pressi della stazione di Porta Fiorentina, poi le nascondevano in dei barattoli col riso e la sera andavano a seppellirli in strada Palanzana e in altri luoghi nell’immediata periferia del capoluogo. L’area tra La Quercia e i Monti Cimini era la loro preferita, perché potevano andarci comodamente in macchina ed è piena di boschi e di anfratti, compresi i muretti coperti d’edera delle numerose recinzioni della abitazioni della zona”, ha spiegato.

Scoperto l’appartamento, i locali sono stati messi sotto controllo attraverso delle microspie. Cimici e sistemi Gps invece permettevano di non perdere d’occhio i movimenti delle vetture, tra cui una Ford Fiesta che era utilizzata come una vera e propria auto di servizio.

“Quando arrivavano le partite di cocaina, le lavoravano nella tarda mattinata e nel pomeriggio. Erano molto prudenti e tra loro parlavano a voce bassissima, ma si sentivano chiaramente i rumori tipi, ad esempio il frullatore o gli strappi del nastro adesivo. Poi in macchina parlavano chiaramente di narcotraffico”. 

“Sotterravano i barattoli e inviavano le coordinate geografiche in modo che fossero facilmente ritrovabili. Ne abbiamo scoperti oltre cento, per oltre 700 grammi di cocaina purissima. Gli involucri venivano mischiati col riso, poi i barattoli venivano incartati con nastro adesivo da imballaggi”. 

A giugno 2016 la stretta quando il presunto boss del sodalizio, Bledar Shtembari detto Bledi, 45 anni,  è tornato da una delle sue frequenti trasferte in Belgio.

Negli stessi giorni, l’11 giugno di quattro anni fa, l’imputato Erjion Collaku, presunto corriere, è venuto in Italia da Tirana con un volo atterrato a Fiumicino. Arrivato a Viterbo, anche lui nell’appartamento di via Fernando Molini, tra viale Trento e via Garbini, vicino la stazione di Porta Fiorentina, si è trattenuto in città fino al 14 giugno, quando ha preso un volo diretto a Marsiglia dallo scalo romano di Fiumicino. 

“In casa si sentivano chiaramente i rumori tipici della lavorazione della droga e tutte le sere uscivano con la Ford Fiesta per andare a seppellire i barattoli. In macchina c’era anche Collaku. Una volta è sceso insieme a Bledar Shtembari, che in un’altra occasione gli ha dato la somma di 5mila euro. Il 12 giugno, sempre in strada Palanzana, abbiano rinvenuto in un tronco 130 grammi di cocaina, suddivisa in 17 involucri tra i 6 e i 12 grammi a confezione. Collaku, che a differenza degli altri non conoscevamo, lo abbiamo identificato facendo un normale controllo stradalein via Tedeschi, dove si trova Santa Maria in Gradi, fotocopiando anche il documento in modo da avere i dati e la fotografia”.

Negli stessi giorni i carabinieri hanno rinvenuto sotterrata alla Palanzana il grosso della cocaina sequestrata: 470 grammi, 180 dei quali in due barattoli col riso e il resto in tre buste di cellophane. Nelle settimane successive i sequestri sono proseguiti, passando dalla rete di pusher e assuntori, fino alla fine di agosto quando il fascicolo è stato inviato per il prosieguo alla procura distrettuale antimafia di Roma. 

“I canali di rifornimento erano il Belgio e l’Albania, dove si recavano in treno o in auto, tornando in aereo. Quando hanno capito che qualcosa non andava, si sono spostati da Viterbo. Uno è stato arrestato a Roma con 41 chili tra marijuana e cocaina, un altro è stato arrestato in Belgio e si trova tuttora in un carcere di quel paese, un altro invece in Inghilterra – ha concluso il comandante, sottolineando – un giro d’affari per migliaia e migliaia di euro”. 

Silvana Cortignani


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