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Barista sventa rapina e mentre i banditi scappano prende il numero di targa…

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Carabinieri

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Vetralla – (sil.co.) – Barista sventa una rapina e mentre i banditi scappano riesce a prendere il numero della targa. A processo davanti al giudice Silvia Mattei sono finiti due uomini, ma l’automobile è intestata in realtà a una donna che ha detto di averla prestata a un certo Samuele. Nessuno degli imputati si chiama Samuele: sono stati identificati tramite i tabulati telefonici e le celle agganciate. 

Vittima il titolare del bar di Tre Croci, a Vetralla, che la sera del 30 settembre 2014, verso le 23,30, si è visto piombare nel locale due uomini dai volti travisati e con un cappuccio scuro in testa, mettendoli in fuga prima che riuscissero a mettere a segno il colpo e chiamando subito il 112.

Ieri ha testimoniato il comandante dei carabinieri della stazione di Vetralla, maresciallo Adriano Marzi.  

Sul posto si sono infatti precipitati i carabinieri della locale stazione, cui il titolare dell’esercizio ha fornito un sommario identikit dei malviventi e il numero di targa della vettura Toyota Aygo a bordo della quale si sono volatilizzati nella notte. Vettura risultata intestata a una donna residente nel centro di Vetralla, a casa della quale i militari hanno immediatamente suonato chiedendo spiegazioni.

“Nell’abitazione c’erano solo lei e un’altra donna. A fatica ci ha detto che aveva prestato la macchina a un non meglio identificato Samuele, per cui abbiamo chiesto i tabulati del traffico telefonico scoprendo che quel giorno si era sentita molte volte con un uomo, che era il suo convivente, arrestato in flagranza per un furto a Monte Romano il precedente mese di maggio assieme al complice. L’uomo, che stava agli arresti domiciliari a casa della donna, a sua volta, il 30 settembre, si era sentito molte volte con un’altra persona, anche in orario compatibile con la tentata rapina. E le celle agganciate dai rispettivi cellulari erano quelle di Vetralla”, ha detto il comandante Marzi, spiegando come siano giunti all’identificazione degli imputati.

Della vettura dileguatasi nel buio, quella notte, non fu trovata traccia.

Dirimente, sia per l’accusa che per la difesa, potrebbe essere la testimonianza della proprietaria della Toyota Aygo usata per la tentata rapina, che sarà sentita in aula il prossimo 25 novembre, nonostante si sia dimostrata reticente coi carabinieri e sia stata anche lei indagata per un in un primo momento. Sempre che, a distanza di sei anni, non abbia perso la memoria.  


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