Montefiascone – (sil.co.) – Brucia rifiuti alla Madonna della Valle, un settantenne di Montefiascone è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione con sospensione della pena.
Tanto è costato un falò di “robe vecchie” al conduttore di un terreno agricolo di proprietà della Asl del Lazio che, come tanti altri piccoli appezzamenti ereditati nel tempo dall’azienda nella valle del lago, è destinato a orto.
Il presunto braciere fuorilegge è stato segnalato alla forestale dalla centrale operativa dei carabinieri verso l’una del 24 gennaio 2018.
“La segnalazione parlava di una densa colonna di fumo che si alzava in località Madonna della Valle, nella valle del lago di Bolsena. Ci siamo recati sul posto e abbiamo trovato l’imputato che stava bruciando roba vecchia e aveva accatastato una gran quantità di materiali, tipo robivecchi, all’ingresso della sua particella di terreno. Gli abbiamo intimato di spegnere il braciere, lo abbiamo multato e abbiamo posto sotto sequestro l’area. Non era la prima volta. Già nel 2013 gli avevamo elevato una sanzione per un episodio analogo”, ha spiegato il comandante della forestale di Montefiascone, maresciallo Marco Tilli, sentito come teste al processo, che si è concluso ieri davanti al giudice Silvia Mattei.
Secondo il figlio e la figlia dell’imputato, si sarebbe trattato di mobilio e suppellettili vari, frutto di un trasloco “in velocità”, in seguito a uno sfratto, da un’abitazione di Capodimonte a una di Montefiascone da parte dei genitori e della nonna. Il padre, alla Madonna della valle, andrebbe solo per fare l’orto.
“Roba vecchia” quella descritta dai testi del difensore Orietta Celeste alla stregua di ciarpame. Ma non rifiuti, “penalmente” intesi. “Cose di casa” appartenenti alla famiglia, che sarebbero state accatastate in attesa di essere buttate.
Secondo i figli, il genitore si sarebbe limitato a bruciare le parti in legno. Il difensore Orietta Celeste ha fatto notare come dalla foto scattate dopo lo spegnimento del braciere si vedano sparsi in giro un materasso, piatti, stracci, lattine vuote di pomodoro e latte esauste di vernice, che dimostrerebbero trattarsi degli avanzi di un trasloco. I testimoni però non sono stati in grado di datare il presunto sfratto e il trasferimento dei genitori, quindi dell’imputato, da Capodimonte a Montefiascone.
L’accusa ha chiesto un condanna a un anno e mezzo per la presunta violazione del primo e secondo comma del codice dell’ambiente, relativi all’attività di gestione rifiuti non autorizzata. Sentito l’avvocato Celeste, il giudice Mattei ha condannato l’imputato a un anno e quattro mesi per il primo comma, assolvendolo dal secondo. Convita dell’assoluta innocenza del suo assistito, la legale preannuncia ricorso in appello.

