Roma – Riceviamo e pubblichiamo – I nostri comunicati in questi mesi hanno espresso tutta la preoccupazione che si vive all’interno delle sezioni detentive nei servizi traduzioni e piantonamenti per la più grave crisi epidemica degli ultimi 40 anni.
Il Covid di fatto è entrato anche nelle nostre carceri ma questo non ha sospeso le attività del personale di polizia penitenziaria che continua ad operare con strumenti come semplici mascherine e con qualche guanto simile a buste di plastica e quando va bene di tipo infermieristico. In molti casi procurati fortunatamente.
Da qualche mese ogni arrestato o nuovo giunto da altro istituto viene sottoposto a triage con un tampone e comunque 14 giorni di isolamento preventivo ma con il personale di polizia penitenziaria si pone la difficoltà del loro collocamento sul territorio di Lazio, Abruzzo e Molise di competenza del Provveditorato di Roma.
Ogni istituto si sta adoperando a creare posti Covid per tale esigenza e questo senza alcun confronto sindacale se non una semplice comunicazione successiva e tutto questo non e tollerabile.
Non sembra esserci coordinamento tra le Asl competenti per territorio e impone ulteriori problemi per il trasferimento di detenuti anche per quelli che hanno o creano problemi di vario genere.
Uspp ha chiesto un incontro urgente al provveditore che ha già risposto che a breve convocherà i sindacati sulla base di un protocollo regionale siglato a marzo che noi non riteniamo sufficiente è che servono ben altri intenzioni è provvedimenti anche politiche su come gestire l’emergenza grave.
Nel frattempo siamo in balia del Covid è il rischio paralisi è alle porte sulla quale chiediamo strumenti e disposizioni che siano in linea con la stessa emergenza, che invece sembrano non avere la stessa linea nelle sedi periferiche.
Uspp Lazio ribadisce lo stato di agitazione è rimette la responsabilità all’amministrazione penitenziaria.
Daniele Nicastrini
Segretario Regionale Lazio Uspp
