Roma – “Potrebbe sembrare che questi sette secoli abbiano scavato una distanza incolmabile, eppure non è così. Dante è profeta di speranza”.
Papa Francesco ieri durante l’udienza ha incontrato, in occasione delle celebrazioni per il settimo centenario della morte di Dante, una delegazione con Michele de Pascale, sindaco e presidente della provincia di Ravenna, Lorenzo Ghizzoni, arcivescovo di Ravenna e Cervia, e Enrico Caterino, prefetto di Ravenna.
“L’auspicio è che le celebrazioni per il VII centenario della morte del sommo Poeta, stimolino a rivisitare la sua Commedia – ha detto papa Francesco – così che, resi consapevoli della nostra condizione di esuli, ci lasciamo provocare a quel cammino di conversione dal disordine alla saggezza, dal peccato alla santità, dalla miseria alla felicità, dalla contemplazione terrificante dell’inferno a quella beatificante del paradiso. Dante, infatti, ci invita ancora una volta a ritrovare il senso perduto o offuscato del nostro percorso umano”.
“Gli adolescenti, anche quelli di oggi – ha aggiunto Bergoglio -, se hanno la possibilità di accostarsi alla poesia di Dante in una maniera per loro accessibile, riscontrano, da una parte, inevitabilmente, tutta la lontananza dell’autore e del suo mondo; e tuttavia, dall’altra, avvertono una sorprendente risonanza”.
Papa Francesco ha benedetto il crocifisso che nel 1965, in occasione del settimo centenario dalla nascita di Dante, fu donato da papa Paolo Vi alla città di Ravenna per essere posto sulla tomba del sommo poeta.
“Quella stessa croce – ha concluso il pontefice -, in occasione di questo centenario, tornerà a splendere nel luogo che conserva le spoglie mortali del Poeta. Che possa essere un invito alla speranza, quella speranza di cui Dante è profeta”.
