Catania – “Dirò negro fino all’ultimo dei miei giorni, dirò frocio fino all’ultimo dei miei giorni. Che fanno? Mi tagliano la lingua? Non credo che possano arrivare a tanto”. In questi termini è intervenuto Nino Spirlì, vicepresidente della Calabria e assessore alla Cultura, durante un evento a Catania organizzato dalla Lega.
“Come se dire zingaro fosse già una sorta… come se a priori la volessimo utilizzare per dare un giudizio negativo – ha detto il vicepresidente Spirlì -. Negro è la stessa cosa. Per poter dire negro io parlo calabrese e dico ‘mamma passa u nigru’ e sapendo che in dialetto calabrese u nigru è u nigru e non c’è altro modo per dirlo, nessuno mi può dire che io come minoranza calabrese non possa utilizzare il termine che meglio riconosco”.
“Così nessuno può venire a dirmi ‘non puoi dire che sei ricchione perché sei omofobo’. Io lo dico – ha proseguito l’assessore alla cultura – e guai a chi mi vuole impedire di dire la parola ricchione per dire che sei ricchione”.
“Se esistono le ere questa è l’era della grande menzogna – ha aggiunto Spirlì -, siamo in mano a delle bruttissime lobby che si sono unite, hanno fatto una lobby delle lobby. Quella a cui avrei dovuto appartenere io, per esempio, è una delle peggiori: non c’è cosa più brutta della lobby frocia”.
“Coprire la nostra cultura, ancora ben radicata, se glielo consentiamo oggi noi siamo gli ultimi – ha poi concluso il vicesindaco calabrese -. Se moriamo noi, quelli che verranno dopo non avranno testimonianza di quello che era vero, perché questi sono capaci di prendere la bibbia e bruciarla. Sono nazisti. Bruciano le parole e adesso vogliono cancellarle dai dizionari, non glielo dobbiamo consentire. Cosa fare? Io parlo, dirò negro fino all’ultimo dei miei giorni, dirò frocio fino all’ultimo dei miei giorni”.
“Incommentabile, semplicemente e senza riserve: non ci sono parole per definire le affermazioni di Spirlì – ha detto Domenico Bevacqua, capogruppo Pd in Calabria -. Se un rappresentante delle Istituzioni avalla il linguaggio dell’odio significa che c’è molto da meditare sulla selezione della classe dirigente”.
“La nostra regione ha già troppi problemi – ha spiegato Mario Vallone, coordinatore dell’Anpi calabrese -. Non si può far carico di un assessore che agisce fuori dal contesto civile con la sua continua apologia del razzismo e del fascismo”.
