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“Dobbiamo convincere i giovani a rimanere in Italia con i fatti, non con le parole”

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Ignazio Visco

Ignazio Visco

Roma – “Dire a un giovane ‘stai tranquillo’ senza fatti che lo sostengano non è utile, è sbagliato. Credo servano i fatti, non le parole”.

Con queste parole è intervenuto Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, in un’intervista al Correre della sera in merito alla situazione economica italiana ed europea.

“In tempo di pace non avevamo mai visto una caduta così pronunciata dell’attività economica – ha spiegato Visco -, ma il recupero sta andando più o meno come previsto. Anche la ripresa dei contagi, pur se da noi ancora meno intensa che altrove, era stata messa in conto. Nuove misure di chiusura possono essere evitate se mettiamo a frutto l’esperienza che ha portato il nostro Paese a uscire prima di altri dalle fasi di tensione più acuta. In Banca d’Italia restiamo dell’idea che siamo in una fase di progressivo recupero”.

“Lo stato di incertezza in cui oggi viviamo è caratterizzato da tre fattori – ha chiarito il governatore della Banca d’Italia -. Il primo è sanitario, riguarda la durata della pandemia, i tempi per produrre e distribuire un vaccino. Il secondo è più soggettivo e psicologico: a fronte dell’incertezza le imprese e noi tutti come consumatori tendiamo a procrastinare, a non consumare né investire. In più ci sono i riflessi di comportamenti simili che si verificano all’estero; tutto ciò può causare una caduta prolungata della domanda aggregata”.

“Quale sarà il nuovo equilibrio? Finché non si capisce cosa sarà il nuovo mondo, magari con più digitale, con modifiche nelle attitudini di consumo, un turismo diverso e più regolato – ha spiegato Ignazio Visco -, la struttura della produzione e la natura degli investimenti non saranno definite e potremmo vivere una transizione complicata. Questo è il quadro che più mi preoccupa, perché oggi è difficile dare risposte”.

“Dire a un giovane ‘stai tranquillo’ senza fatti che lo sostengano non è utile, è sbagliato. Credo servano i fatti, non le parole – ha concluso il governatore di Banca d’Italia -. Ci sono ritardi in Italia tanto sul fronte dell’occupazione quanto sull’istruzione. Giovani con competenze elevate spesso lasciano l’Italia, perché la società italiana non è riuscita a creare una domanda sufficiente di competenze elevate. Invece è una domanda necessaria. Ora che avremo più investimenti in innovazione, ciò richiederà competenze elevate; è così anche per una pubblica amministrazione più capace. Ai giovani conviene studiare, investire su se stessi, sul proprio capitale umano”.


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